L’Unità torna in edicola, Renzi la benedice: «Racconterà l’Italia bella»

«Ho chiesto che l’Unità sia uno spazio di libertà, di confronto, di discussione. Che ci aiuti a raccontare l’Italia bella, quella che non si arrende, quella dei tantissimi circoli che fanno iniziative di livello, quella del volontariato e dell’associazionismo. L’Unità che vuol bene all’Italia». Lo spiega il presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, nella lettera inviata agli iscritti del Pd nella quale annuncia il ritorno in edicola da domani de L’Unità. «Non sarà solo l’Unità cartacea – aggiunge Renzi nella lettera – ma anche il sito, al web-tv (Unità Tv prende il posto di Youdem), le feste che già dallo scorso anno sono tornate a chiamarsi Festa dell’Unità. Abbiamo bisogno di un partito che rafforzi i suoi ideali ma anche la sua organizzazione. La discussione partito liquido-partito solido non ha senso: ormai la differenza è tra un partito organizzato bene ed uno organizzato male. E noi dobbiamo migliorare a Roma come ciascuno dei circoli». Renzi accenna anche al passato travagliato del quotidiano per i debiti: «Ha poco senso oggi piangere sul latte versato (e sui tanti denari versati). Purtroppo le vicende del passato non si possono sistemare. Ma il futuro è nelle nostre mani». Riportare l’Unità in edicola “era un mio impegno personale, oggi è una promessa mantenuta”, conclude Renzi. Che secondo alcuni era stato tra i complici dell’omicidio del giornale…

L’accordo per salvare l’Unità

Su 56 giornalisti della vecchia Unità, in realtà, se ne salveranno solo in 25. In dieci verranno riassorbiti a Roma nella nuova redazione dell’editore Guido Veneziani e altri sei verranno riassunti nella sede di Milano, tutti lavoreranno per rilanciare il quotidiano del Partito democratico che ha aperto l’iter per la liquidazione a metà dello scorso giugno e dal 1° agosto 2014 manca dalle edicole. I rimanenti nove saranno distribuiti come collaboratori fissi soprattutto su Bologna e Firenze, dove il quotidiano fondato da Antonio Gramsci aveva le sue uniche due sedi distaccate. Secondo questi termini fu firmato il 3 marzo scorso l’accordo tra il sindacato dei giornalisti e Veneziani, che pubblica i periodici VeroTop e Stop, che ha poi ottenuto il via libera dal tribunale fallimentare.