L’ultima figuraccia di Ingroia. Black-out dei servizi informatici della sua società

Va in tilt il servizio informatico della Sicilia e l’amministratore unico di Sicilia E-Servizi, Antonio Ingroia, è costretto ad arrampicarsi sugli specchi, a spiegare, a scusarsi con cittadini per il black out dovuto a un contenzione tra la società regionale e gli ex soci privati che sostengono di vantare un credito di 88 milioni di euro. È l’ultima tegola finita sulla testa dell’ex magistrato di Palermo, beniamino della sinistra giustizialista, che ha tentato con scarsi risultati l’ascesa politica e del quale si erano perse le tracce dopo la candidatura a premier come leader della sua creatura politica, Rivoluzione Civile, rivelatasi un autentico bluff. Tra i “premi di consolazione” elargiti a Ingroia dal governatore della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, prima l’incarico di presidente di Riscossione Sicilia, la società che si occupa delle imposte, poi la guida della società mista regionale per l’informatizzazione.

Il black out di Ingroia

«Il distacco dei server dell’ex socio privato per far saltare il sistema informatico dei siciliani è un atto di forza inaccettabile e irresponsabile», si difende Ingroia che annuncia di rivolgersi al Prefetto per «porre fine a questa vergogna e ripristinare il servizio al più presto». Una gaffe enorme commisurata al danno: il distacco della spina ha mandato in tilt il Cup, il Centro unico di prenotazioni sanitarie, ma anche l’anagrafe e il servizio elettorale proprio nel giorno dei ballottaggi in tredici Comuni. «Un black out inaccettabile – aggiunge Ingroia – perché finalizzato ad ottenere dalla Regione il pagamento di un credito vantato dall’ex socio privato da fare valere nelle sedi giudiziarie (e finora in sede giudiziaria l’ex socio ha sempre avuto torto) e non dandosi ragione con l’utilizzo di sistemi ritorsivi e ricattatori». Per l’ex giudice, insomma, la colpa del macroscopico disservizio di queste ore è del «metodo scelto dall’ex-socio privato che vuole far pagare il contenzioso direttamente ai cittadini siciliani ed ai più vulnerabili. È grave ed irresponsabile – l’atto di chi cerca di realizzare un profitto privato mettendo sotto pressione e ricatto la società nel suo insieme – spiega l’ex pm – i cittadini della Sicilia nei suoi diritti fondamentali come il diritto alla salute e il diritto di elettorato, visti gli scompensi che si sono già registrati». In ogni caso – assicura Ingroia dopo il “fattaccio” – «Sicilia e-Servizi, nell’ambito delle sue risorse e le sue possibilità, ha messo in atto un piano alternativo per fare fronte all’emergenza e limitare al massimo i disagi dei cittadini».