L’ultima barzelletta di Marino: «Resterò fino al 2023»

Altro che un marziano a Roma. Ignazio Marino ormai sembra un pugile suonato che non si rende conto di quello che gli accade intorno. «Io non ho mai cambiato idea, sono qui per stare fino al 2023», ha detto il primo cittadino nel corso di una conferenza stampa sull’Ama, incurante delle richieste di dimissioni che gli arrivano da tutte le parti, Pd in testa, e del discredito che la sua ostinazione a restare in Campidoglio getta sulle istituzioni.

Bindi a Marino: «Si interroghi sulle dimissioni»

«Pur essendo assolutamente certa dell’integrità di Marino, se io fossi il sindaco di Roma, mi interrogherei seriamente sull’ipotesi dimissioni», ha ribadito la presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, spiegando che «prendere posizione su questa complessa vicenda prima di conoscere l’esito della Commissione d’accesso e le determinazioni del prefetto Gabrielli sarebbe, per me e per tutti, molto imprudente, ma un eventuale scioglimento per infiltrazioni mafiose della Capitale d’Italia sarebbe un’onta per l’intera nazione». «Credo sia dunque opportuna una seria riflessione su quanto possa da Marino essere fatto per evitare un evento così grave», ha concluso Bindi, mentre nel dibattito politico e nella guerra interna al Pd ancora riecheggiano le parole con cui Matteo Renzi lo ha, di fatto, scaricato.

I cittadini chiedono il passo indietro

Il sindaco si difende dalle critiche dicendo che «io giudico l’intervento alla fine, quando il paziente dopo la rianimazione abbraccia i familiari e torna a casa». Ma, da medico, osservando i sintomi, il sindaco dovrebbe calcolare anche il rischio di un imminente collasso: quello delle istituzioni. È il pericolo segnalato dalla Bindi e dalle opposizioni cittadine, ma avvertito anche dai cittadini. Non a caso, secondo un sondaggio realizzato una decina di giorni fa da Euromedia su Mafia Capitale, per il 62,2% degli intervistati Marino si dovrebbe dimettere. E allora ancora non erano uscite, per esempio, le notizie sulle telefonate intercorse tra la sua segretaria, Silvia Decina, e Salvatore Buzzi o quelle, pubblicate in queste ore da Panorama, sui sei dirigenti «assunti direttamente da Marino coinvolti in Mafia Capitale».

La mozione di sfiducia

Per Marino è già pronta una mozione di sfiducia, depositata dal Movimento 5 Stelle. Nel testo sono evidenziate «le criticità legate a Mafia Capitale ed è ricordato, ad esempio, che l’ex assessore alla Casa Daniele Ozzimo, ora agli arresti domiciliari, era stato scelto da Marino». Perché possa essere discussa in aula la mozione ha bisogno di 19 firme e quindi tutta l’opposizione. In Regione Lazio, su una iniziativa analoga promossa dal centrodestra, il governatore si è salvato, ma su Nicola Zingaretti non si era abbattuto alcun anatema da parte di Renzi. Non è affatto detto, quindi, che l’happy end possa esserci anche per Marino, ormai chiaro bersaglio di fuoco amico.

La richiesta della piazza: «Marino molla la poltrona»

Ma la richiesta di dimissioni del sindaco arriva anche dalla piazza, dove stavolta è il Ncd ad annunciare «una maratona» di contestazioni «in concomitanza di ogni consiglio comunale». «Dopo Mafia Capitale servono elezioni per ricreare un clima di fiducia, Marino non si può giustificare dicendo “sono onesto”, non basta, bisogna anche essere amministratore», ha spiegato l’esponente del partito Roberta Angelillli, mentre i militanti esponevano due maxi cartelloni con l’invito: «Marino molla la poltrona».