L’Italia ha abbandonato Ismail, il bimbo arruolato dall’Isis. Si muove solo la Ue

Quell’immagine del bambino sorridente (che abbiamo preferito rendere irriconoscibile) tenuto in braccio da un guerrigliero grosso e barbuto, è diventata il simbolo di una battaglia di civiltà, quella civiltà occidentale che fa del ritrovamento di Ismail una questione di dignità e di democrazia da contrapporre alla barbarie del terrorismo. Quel guerrigliero barbuto è il padre del piccolo Ismail: il genitore è morto in Siria mentre si batteva al fianco dei terroristi, il figlio, a quanto pare, è vivo, ma non si sa dove, dopo essere stato portato in zona di guerra dal padre che l’aveva sottratto alla madre di nascosto, con l’inganno. Una storia incredibile che iniziava solo due anni fa, tra noi, vicino Belluno, Veneto, Italia, non certo sulle montagne ignote del Pakistan o su un cratere sperduto di Marte.

Ismail, l’iniziativa della Sioi

“Bambini arruolato nell’Isis”, hanno titolato per mesi i giornali italiani. Ma il governo ha fatto poco o nulla per riportarlo a casa. Ismar Mesinovic, il padre di Ismail, lo aveva portato via da casa nel dicembre 2013 con la scusa di visitare i parenti in Bosnia ma da lì s’era trasferito in Siria, dove poi è stato ucciso. E del bimbo, da allora, non si sa quasi più nulla. Di Ismail David Mesinovic, nato a Belluno il 4 settembre del 2011, oggi quasi 4 anni, figlio della cubana  Lidia Solano Herrera, rimasta a Ponte nelle Alpi (Belluno), si è parlato oggi a Roma in un convegno organizzato dalla Sioi, la società italiana per l’organizzazione internazionale (che opera sotto legida dell’Onu) presieduta dall’ex ministro degli esteri Franco Frattini, con la partecipazione, tra gli altri, di Melita Cavallo, presidente del Tribunale dei Minori  di Roma e di Simonetta Matone, sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Roma. «Durante gli anni in cui sono stato Ministro degli Esteri ho sempre ritenuto di dare importanza prioritaria alle tematiche riguardanti i bambini. Sono i soggetti più preziosi e più deboli, non possono proteggersi da soli, e come tali hanno diritto alla maggior tutela possibile da parte dello Stato. Fondai una task force contro le sottrazioni internazionali di minori, che purtroppo è stata smantellata alla chiusura della nostra esperienza governativa. Siamo tutti toccati dal caso del piccolo Ismail, indifeso nelle mani dei guerriglieri dell’Isis. Per questo raccolgo oggi all’Istituto Diplomatico, di cui sono Presidente, i massimi esperti nazionali in materia. Cerchiamo di riportare Ismail alla sua mamma», ha dichiarato Frattini in apertura di convegno.

Un impegno politico bipartisan

Ma l’impegno, sul fronte politico è bipartisan e vede a sinistra l’interessamento di Pippo Civati, neoleader del movimento “Possibile”, una costola fuoriuscita dal Pd che si contrappone al governo Renzi: «Qualche tempo fa ho incontrato in una trasmissione televisiva la signora Lidia, a cui è stato portato via il suo bambino, di soli 3 anni. Ho promesso che avrei fatto il possibile per aiutarla. Ho attivato i contatti di cui disponevo, ho seguito il lavoro di chi ha attivato le procedure internazionali previste dalla Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo, ritenendo che lo Stato Italiano non abbia dato al caso adeguata attenzione e tutela. La Corte ha appena comunicato che accetta di pronunciarsi sul caso. Per me e per tutti coloro che si sono preoccupati per Ismail – nato in Italia da due genitori stranieri di nazionalità diversa, come ricorderete – si tratta di un passo importante».

Cosa fa l’Italia per Ismail?

Il fronte che lavora per Ismail si augura che, ai sensi della Convenzione europea per la salvaguardia delle libertà e dei diritti fondamentali dell’Uomo, lo Stato italiano finalmente si muova, con i suoi organismi politici, diplomatici e di intelligence. Perché almeno su Ismail, come raramente accade su temi legati all’integrazione, per una volta non si sono creati steccati ma un fronte bipartisan che lavora per un obiettivo comune: strappare un bambino dalle mani dell’Isis. Sarebbe il caso che alla Farnesina si dessero una mossa.