L’Emilia Romagna finanzia con 700mila euro il reinserimento sociale dei Rom

Via i campi Rom dall’Emilia? Forse. Ma intanto, porte aperte al nomade che arriva, con dotazione di fondi e ospitalità nella regione più rossa d’Italia, anche se ultimamente un po’ scolorita. Legalità, tutela della salute, sostegno al conseguimento dell’obbligo scolastico e all’inserimento lavorativo oltre al superamento delle grandi aree sosta operazione per la quale è pronto un investimento in conto capitale di 700 mila euro come spinta per i Comuni. Lo dice il progetto della Giunta Emiliano-Romagnola per l’inclusione di Rom e Sinti illustrato in commissione dalla vicepresidente Elisabetta Gualmini. Dura la Lega Nord per bocca del consigliere regionale, Daniele Marchetti: «Non vogliono dialogare, questo tema sarà il loro Vietnam».

Sui Rom un dialogo naufragato

Marchetti, in una precedente seduta di commissione era stato indicato tecnicamente – in attesa proprio del testo della Giunta – come relatore del progetto di legge basato sul testo del Carroccio: «Quando l’assessore Gualmini ha depositato il suo testo ho immediatamente comunicato la mia disponibilità al dialogo e al lavoro congiunto per unificare i due testi arrivando a crearne uno il più possibile condiviso. Ma il Pd ha preferito forzare la mano e andare allo scontro». L’idea di fondo è di eliminare i grandi campi per dare case in palazzi popolari ai nomadi. Nel progetto si indica quindi la promozione e la sperimentazione di soluzioni insediative innovative di interesse pubblico, come le microaree familiari, pubbliche e private, rimandando la disciplina tecnica a uno specifico atto della Giunta, da adottare d’intesa con gli enti locali in sede di Consiglio delle Autonomie locali.