Kosovo, ong islamiche sotto accusa: sospettate di finanziare il terrorismo

Su ordine della procura, le forze di polizia del Kosovo hanno perquisito le sedi di cinque ong di orientamento islamico, sospettate di finanziare il terrorismo e di riciclaggio di denaro. Come hanno riferito i media locali, i controlli hanno riguardato le organizzazioni Nisa, Bregu i Diellit e Ibni Sina di Pristina e Kuran e Ehli Beati di Prizren. Nel corso delle perquisizioni – ordinate nell’ambito della lotta al terrorismo – è stato sequestrate materiale utile alle indagini. Intanto la vicenda dell’arresto dell’ex premier kosovaro e leader guerrigliero dell’Uck Ramush Harudinaj sta causando conseguenze politiche in Slovenia. Il Partito popolare sloveno (SDS) ha chiesto le dimissioni del ministro degli interni Vesna Gyorkos Znidar proponendo un voto di sfiducia nei suoi confronti. Secondo i deputati di SDS la Gyorkos Znidar sarebbe responsabile in prima persona o almeno oggettivamente dei fatti accaduti con l’ex premier del Kosovo, arrestato su un ordine di cattura per crimini di guerra emesso dalla Serbia, e rilasciato dopo alcuni giorni. Per SDS il ministro avrebbe perso la fiducia della popolazione slovena e non può più svolgere per questo il suo incarico. Inoltre, ribadiscono dal SDS, «l’empasse avrà un seguito negativo sulla collaborazione economica tra la Repubblica del Kosovo e la Slovenia causando grosse perdite per l’economia slovena». Secondo le prime reazioni degli altri partiti parlamentari la questione di sfiducia non sembra aver riscosso un appoggio maggioritario. Haradinaj è stato arrestato in Slovenia mercoledì della scorsa settimana sulla base di un mandato di cattura internazionale emesso dalla Serbia nel 2004, che lo accusa di crimini di guerra commessi nel conflitto armato di fine anni novanta. Dopo un tira e molla durato diversi giorni in cui si è posta la questione della validità del mandato di cattura, a Haradinaj le autorità slovene hanno restituito il passaporto, dopo l’intervento di Pristina e del ministero degli esteri sloveno.

Nuovo round di colloqui tra il Kosovo e la Serbia a Bruxelles

A Bruxelles va avanti intanto il nuovo round del dialogo Belgrado-Pristina, con al centro la creazione della nuova Comunità delle municipalità serbe in Kosovo, un tema che Belgrado considera fondamentale nel difficile cammino verso la normalizzazione delle relazioni con la componente albanese del Kosovo. Per la dirigenza serba tale Comunità – prevista dall’accordo con Pristina del 19 aprile 2013 – deve disporre di poteri reali in campi quali la sanità, l’istruzione e altri settori importanti della vita quotidiana. Posizione questa avversata da Pristina, che non è disposta a concedere alle municipalità serbe eccessivi poteri, ed è orientata piuttosto a considerare la Comunità un organismo di poco peso, una sorta di organizzazione non governativa. Altri temi in discussione sono l’energia, le telecomunicazioni e la questione del Parco della Pace creato dai serbi al ponte sull’Ibar a Kosovska Mitrovica. Ai colloqui di Bruxelles partecipano i premier serbo Aleksandar Vucic e kosovaro Isa Mustafa. La Serbia resta aperta al dialogo con Pristina e mantiene una posizione costruttiva, ma ribadisce il suo no categorico al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Ivica Dacic. «Noi ci auguriamo di fare progressi, ma non a spese dei nostri interessi nazionali», ha affermato Dacic parlando con i giornalisti a Milano, dove è intervenuto alla Giornata della Serbia a Expo 2015. «Siamo disposti a negoziare su tutto, tranne che sull’indipendenza del Kosovo, la linea rossa che non possiamo oltrepassare», ha sottolineato il capo della diplomazia serba, citato dai media a Belgrado.