Jihadista “idiota” posta un selfie: gli 007 lo identificano e muore in un raid

Jihadista vittima della moda del selfie. Dunque può succedere anche su un tragico terreno di scontro come quello siriano. Può accadere persino ai soldati del Califfo, di cui la cronaca di guerra quotidiana restituisce un’immagine trucolenta di tagliagola assetati di sangue, di cedere al vezzo dell’autocelebrazione fotografica, da postare rigorasamente in Rete: e così, chi di Rete ferisce, di Rete perisce. Che poi è esattamente quanto accaduto a un “militante idiota” – così è stato ironicamente ribattezzato sui media da un generale Usa – saltato in aria sul terreno minato… del web.

Jihadista vittima della moda del selfie

Una storia che ha dell’incredibile, se non fosse che gli ultimi aggiornamenti dal bollettino di guerra dell’Isis riportano effettivamente notizie e particolari sull’uccisione di un miliziano della Jihad, beffarda vittima della moda del selfie che gli è costata la vita, e non in un corpo a corpo finito male in trincea – come un non scritto codice d’onore militare imporrebbe – ma a causa del vezzo di auto-immortalarsi on line. Il miliziano dell’Isis sprovveduto, allora, si fotografa e posta lo scatto autoreferenziale sui social media. L’intelligence Usa ne identifica a stretto giro la provenienza, e dopo neppure 24 ore bombarda la base siriana in cui si “nasconde” – neanche poi troppo per la verità – l’ingenuo jihadista. A raccontare questa storia sui generis dal fronte bellico dell’Isis ha provveduto il tabloid britannico Mail nell’edizione online, sostenendo che i servizi di intelligence della Us Air Force, basati a Hurlburt Field, in Florida, hanno trovato il selfie nel corso di una normalissima ricerca di routine sui militanti dell’Isis sul web.

La Rete, arma letale

Gli 007 quindi, partendo da lì hanno identificato altre immagini del soggetto in questione, alcune delle quali con informazioni in grado di stabilire con precisione dove si trovava. I dettagli li ha spiegati a Defensetech il generale Hawk Carslile, responsabile dell’Air Combat Commando, dichiarando: «I ragazzi che lavorano a Hurlburt scandagliano i social e ad un certo punto vedono quell’idiota. Fanno un po’ di ricerche, e per raccontarla in breve, circa 22 ore dopo tre missili fanno saltare per aria la palazzina in cui si trovava». A dimostrazione ulteriore, se mai ce ne fosse bisogno, che Internet può essere davvero una micidiale “arma letale”…