Stato islamico, l’ultima arma in pugno è quella del dramma umanitario

Stato islamico contro tutto e tutti. E con ogni mezzo. Così, mentre imperversa il nuovo round bellico tra i jihadisti dell’Isis e le forze governative nel nord est della Siria, su una scala più ampia si consuma di eccidio in eccidio, di attacco kamikaze in attacco kamikaze, una guerra senza esclusione di colpi. Quella che si combatte con ogni mezzo, contro ogni nemico possibile, a costo di qualunque prezzo. E mentre un gruppo di militanti dell’Isis uccidono brutalmente tre omosessuali iracheni buttandoli giù dal tetto di una palazzina di Mosul, aumenta di ora in ora il rischio di una tragedia umanitaria dopo che miliziani dello Stato islamico (Isis) hanno chiuso le condotte della diga di Ramadi sull’Eufrate, limitando l’afflusso di acqua in alcune località a est della città, nella regione di Anbar confinante con la capitale Baghdad.

Stato islamico contro tutti

Il bollettino di guerra aggiorna i suoi drammatici dati all’ultima controffensiva governativa contro l’Isis: intensi scontri sono in corso nel nord-est della Siria tra jihadisti in armi per il Califfo e forze governative, con le schiere dello Stato islamico che – riferiscono fonti locali – lanciano per il secondo giorno consecutivo un attacco contro la prigione Juvenile a sud di Hasake, capoluogo dell’omonima regione a maggioranza curda. Di più: le fonti precisano che i jihadisti hanno tentato di fare breccia tra le linee di difesa governative usando due attentatori suicidi. La battaglia è ancora in corso, ma le notizie non possono essere verificate sul terreno. E intanto, da quanto trapela con difficoltà, sarebbero in corso anche raid aerei su un quartiere di Damasco controllato dall’Isis: almeno sette barili-bomba sono stati sganciati nelle ultime 24 ore dall’aviazione governativa siriana su una zona della città controllata da jihadisti affiliati allo Stato islamico (Isis) e abitato da civili. Lo riferiscono fonti locali a Hajar Aswad, il quartiere colpito per la seconda volta in 48 ore. E già nei giorni scorsi altri barili-bomba avevano ucciso almeno 15 persone, tra cui due bambini. Hajar al Aswad è confinante con Yarmuk, il campo palestinese in parte controllato dall’Isis e da alleati qaedisti.

L’arma dell’emergenza umanitaria

Nel frattempo, la situazione peggiora anche nei centri minori sulla strada per Baghdad, assediati dall’Isis. Citato dalla tv panaraba al Arabiya, il governatore di Anbar, Sabah Karhut, ha confermato il drastico abbassamento del livello dell’Eufrate nei pressi di Habbaniya e Khaldiya. «Si rischia la tragedia umanitaria», ha detto a riguardo, citato dalla tv, Rafea Fahdawi, leader di una tribù locale in lotta contro l’Isis. Come riferisce il quotidiano al Hayat, infatti, probabilmente i jihadisti intendono attaccare Khaldiye e Habbaniya dopo aver costretto gli abitanti e le forze locali ad arrendersi perché senza più acqua potabile. E lo Stato islamico sfodera un altra arma nel suo diabolico pugno…