Il soccorso rosso di Pisapia: «Renzi, guarda a sinistra, faccio io da ponte»

Inizia l’autocritica a sinistra: il bruttto risultato alle regionali – la perdita della Ligura brucia – è colpa degli “impresentabili” o una punizione degli elettori al governo per le sue politiche irrilevanti nella vita delle famiglie? Il sindaco “arancione” Pisapia, intervistato da Repubblica, tenta il soccorso rosso e lega l’insuccesso elettorale all’abbandono da parte di Renzi dei ceti della sinistra dura e pura, come gli insegnanti, tradizionalmente legali alla Cgil e a sindacati rossi.

Pisapia: «Ci vuole un ponte tra Pd e sinistra»

Quindi argomenta Pisapia: «Difficile dire cosa abbia pesato di più. Certo, la riforma della scuola ha portato ad una vera e propria ribellione sul merito e sul metodo dei lavori parlamentari. Bastava un maggiore dialogo e un confronto costruttivo per arrivare a soluzioni condivise ed evitare la guerriglia contro il presidente del Consiglio». Così Renzi si sarebbe giocato il ceto degli insegnanti, dice Pisapia che poi picchia duro anche sulla minoranza Pd: «È naturale e positivo che ci siano momenti di confronto e anche di scontro, ma poi bisogna avere il coraggio e la forza di decidere. E, in democrazia, quando non c’è condivisione, non possono che prevalere le scelte della maggioranza». «Bisogna interloquire, ma con paletti e conseguenze certe per chi non si attiene a quelle regole. Per costruire una coalizione coesa e di governo – dice ancora il primo cittadino di Milano – serve un ponte tra sinistra e Pd: è un lavoro non più rinviabile. Prima o poi ci saranno le elezioni politiche, presentarsi divisi sarebbe un suicidio. Per questo credo sia importante e utile a tutti che la sinistra del Pd non parli con voci diverse e interloquisca positivamente con la sinistra responsabile e di governo». Il sindaco si propone per una nuova attività, dunque, dopo quella di sindaco, quella di “pontista”: «A fine mandato, senza un ruolo istituzionale, vorrei contribuire a costruire quel ponte nel centrosinistra».