I marò non si arrendono: Latorre invita a sostenere Girone, il governo che fa?

Dopo l’ennesima dimostrazione che esiste davvero un “metodo indiano” nell’affrontare la vicenda giudiziaria dei nostri marò, con l’ennesimo rinvio dell’India a fronte di una precisa – e tardiva – richiesta dell’Italia, lo spirito dei nostri militari è sempre combattivo: «Inondare la bacheca» Facebook del fuciliere barese Salvatore Girone di «un cuore, un bacio, una bandiera dell’Italia oppure un “mi piace”»: è questa infatti la proposta che lancia su Fb il suo commilitone tarantino, Massimiliano Latorre. Latorre e Girone, come è noto, sono i marò accusati dalla magistratura indiana di aver ucciso due “pescatori” indiani nel corso di una missione al largo delle coste del Kerala. E per questo sono trattenuti da più di tre anni in India. Latorre, però, è in Italia da diversi mesi con un permesso speciale della Corte suprema Indiana per curarsi da un ictus subito la scorsa estate nell’ambasciata italiana a Nuova Delhi dove ora si trova solo Girone. Latorre, che in Italia ha subito un intervento al cuore, dovrebbe tornare in India il 15 luglio. «Buon giorno Amici, Buon giorno Italia – scrive su Fb Latorre – vorrei farvi una proposta: inondiamo Salvatore Girone, il Fuciliere d’Italia, sulla sua bacheca di un cuore, un bacio, una bandiera dell’Italia, oppure un “mi piace”. E facciamogli sentire il nostro affetto e supporto. È un leone ma anche un uomo. Dai, tutti insieme, sono sicuro che saremo in tanti». L’iniziativa ha già raccolto migliaia di like, è quasi mille tra commenti e condivisioni.

Latorre agli italiani: fategli sentire il vostro calore

Come si ricorderà, l’Italia ha chiesto un arbitrato internazionale sull’assurda vicenda dei due Fucilieri di Marina e l’India si è limitata per il momento a prendere atto della cosa. Venerdì scorso il governo italiano ha fatto un passo formale attivando le procedure per la costituzione di un tribunale ad hoc presso la Corte permanente di arbitraggio dell’Aja e contemporaneamente ha notificato ufficialmente a Nuova Delhi la sua iniziativa, motivandone le ragioni. E si è detto determinato, in attesa dell’avvio concreto dell’arbitrato, «a chiedere immediatamente l’applicazione di misure che consentano la permanenza di Latorre in Italia e il rientro in Patria di Girone». Di fronte a questo scenario, il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Vikas Swarup, ha commentato: «Siamo a conoscenza di questo sviluppo. I nostri esperti legali lo stanno esaminando». E risuonano ancora forti le affermazioni del ministro degli Esteri Sushma Swaraj lo scorso 31 maggio: «Abbiamo ripetutamente sollecitato il governo italiano a unirsi al processo giudiziario in quanto il caso è sub judice». L’Italia, aveva aggiunto, «non ha finora neppure partecipato al processo giudiziario. Se accetta di parteciparvi, la vicenda potrà avanzare». Cosa succederà è molto difficile prevederlo perché nessuno sa se i presunti quanto fantomatici “contatti segreti” tenuti fra le parti da quando a ottobre è stata presentata la proposta di Roma hanno permesso di raggiungere una qualche intesa. Ma luce verrà fatta presto, non appena cioè le fonti ufficiali indiane reagiranno alla richiesta italiana di arbitrato internazionale. Quale firmataria della Convenzione Unclos, l’India non può – almeno in teoria – rifiutarsi di partecipare all’arbitrato, e avrà voce in capitolo nella formazione del tribunale di cinque membri. Quello che si potrebbe fare, come fa da tre anni, è non collaborare per un giudizio rapido, e questo ovviamente allungherebbe i tempi del processo, che già si prevedono abbastanza lunghi.