“Guerra santa” islamica, ecco la banca saudita che la finanzia

Si chiama “carità islamica“,  ma di caritatevole ha molto poco. Attraverso questa singolare forma di “beneficenza” islamica (lo “zakat“)  vengono finanzianti gruppi terroristi in tutto il mondo. Epicentro del sistema è una banca saudita, la Al Rajhi Bank, attraverso cui passano i fondi per i gruppi jihadisti versati dai “benefattori” di Allah. Il nome e il ruolo di questa banca islamica compaiono in un rapporto del Senato degli Stati Uniti. Il sistema è semplice (e micidiale). Poiché l’istituto dello “zakat” non può essere sottoposto a controlli, dal momento che  discende direttamente dal Corano, (se fossero operate limitazioni, scoppierebbero sommosse ovunque e i governi occidentali verrebbero accusati di disumanità), le risorse per il mantenimento della rete islamica globale possono essere mosse in tutta tranquillità.

E Bin Laden ebbe un'”idea”

Fu proprio Osama Bin Laden a capire per primo le straordinarie potenzialità di destabilizzazione offerte dal sistema della “carità” islamica, che prima di allora serviva essenzialmente agli immigrati per inviare fondi alle proprie famiglie. Tant’è che lo “sceicco del terrore” co-fondò a suo tempo una banca , la Al Shamal Islamic Bank, con sede in Sudan. Da allora, banche volte a foraggiare i gruppi jihadisti sono sorte in moti altri Paesi islamici, con inquietanti diramazioni in Europa. Il loro volume di traffico è cresciuto a dismisura negli ultimi anni, di pari passo con la pericolosità delle formazioni terroristiche.

I governi occidentali potrebbero intervenire, ma…

Arrestare il flussi di finanziamenti ai jihadisti è dunque fondamentale per fermare l’escalation del terrore. Ma non è facile. «Cercare di mettere sotto controllo le banche islamiche – scrive Maurizia De Groot Vos su Rights Reporter – significa scontrarsi direttamente con ogni musulmano sulla Terra perché equivale ad andare contro il Corano. È chiaro quindi che in seno alle strutture internazionali, dove i Paesi musulmani hanno una immensa influenza, ogni volta che si parla di questo problema la questione viene rapidamente archiviata». Ma qualcosa si può comunque fare: una adeguata legislazione a livello dei singoli Parlamenti nazionali potrebbe permettere di aggirare gli ostacoli delle istituzioni (soprattutto finanziarie) internazionali. Ma per fare questo occorrerebbe un coraggio politico di cui non si vede traccia,finora,  nelle democrazie occidentali.