Grecia, il Fmi abbandona il tavolo e gela tutti: «Lontani da un accordo»

Grecia, il Fmi abbandona il tavolo e gela tutti. Il team di negoziatori dell’istituto diretto da Christine Lagarde  ha lasciato Bruxelles a causa della mancanza di progressi. ”Siamo ben lontani da un accordo”, afferma il portavoce Gerry Rice commentando lo stato delle trattative con Atene. L’istituzione finanziaria internazionale usa un linguaggio particolarmente duro con la Grecia. “Ci sono importanti differenze in aree chiave e non ci sono stati progressi nel ridurle”, dice Rice. “Il sistema pensionistico della Grecia – aggiunge –  è insostenibile: il livello delle pensioni è quello della Germania, ma in Grecia si va in pensione in media sei anni prima”. Il Fmi aggiune che, che sul fronte del sistema delle tasse, la base imponibile va ampliata. Al dunque, il cerino accesso passa ora in mano ad Atene: “La palla è ora nel campo della Grecia”.

E dire che le parole del presidente della Commissione Jean Claude Juncker  avevano fatto intravedere uno spiraglio. “L’incontro con Tsipras è stato interessante ed amichevole”, aveva detto Junker dopo il colloquio con il premier greco. Anche Tsipras aveva da parte sua detto frasi rassicuranti. “Continuiamo a lavorare per colmare le differenze specie sul lato del bilancio, lavoriamo per assicurare che la Grecia si riprenda e abbia un debito sostenibile”. Ma anche dalla Germania sono arrivate bordate. Così scrive  il tabloid  Bild : “I vertici del governo di grande coalizione non intendono in nessun caso accordare un terzo pacchetto di aiuti alla Grecia, nemmeno se si arrivasse a un’intesa con il governo di Alexis Tsipras sulle condizioni per completare il pagamento del secondo pacchetto”. “Al posto di un terzo intervento – secondo quel che scrive Bild– potrebbe essere possibile un ampliamento delle risorse per il secondo programma con finanziamenti da altri progetti, come i 10,9 miliardi stanziati per il salvataggio bancario ancora non utilizzati. Ma il prolungamento ci sarebbe solo con dure riforme”. Così avrebbe anche detto un parlamentare tedesco al tabloid: “Non vogliamo spremere il sangue dei nostri contribuenti in Germania perché i responsabili in Grecia non fanno il loro lavoro”.