Gaza, altri razzi di Hamas sui civili israeliani: 140mila evacuati

Torna a salire la tensione con Gaza: mercoledì notte l’aviazione israeliana ha risposto al lancio dall’enclave di due razzi caduti nella parte meridionale di Israele. Ad essere centrate sono state – secondo il portavoce militare – tre “strutture del terrore”, ma senza vittime. Per la seconda volta in otto giorni le sirene di allarme hanno così risuonato nelle città israeliane attorno a Gaza costringendo nei rifugi circa 140mila persone che vivono nella zona. Esponenti della difesa di Israele – pur ritenendo Hamas responsabile della situazione, visto che di fatto comanda a Gaza – hanno detto che a tirare i razzi sono stati miliziani che appartengono ad un ”gruppo di farabutti”. Il riferimento sembra essere diretto ad un gruppo radicale salafita, le Brigate Omar, che ha rivendicato la responsabilità del lancio dei razzi. Una mossa, ha detto il gruppo, avvenuta per rappresaglia contro l’uccisione, il giorno prima da parte di Hamas, di un sostenitore dell’Isis a Gaza. ”Continuiamo – hanno sostenuto – la nostra jihad contro gli ebrei, i nemici di Dio e nessuno è in grado di fermarci”. In precedenza a Gaza era apparso un volantino firmato Isis in cui si rivendicava il lancio di un razzo, avvenuto la settimana scorsa, verso Israele e si minacciava Hamas chiedendo il rilascio di tutti i salafiti. Va ricordato che nel gennaio del 2015, all’epoca dei fatti di Charlie Hebdo, Hamas permise invece una manifestazione di salafiti, con vessili dell’Isis, di fronte al Centro culturale francese di Gaza City. Ora invece si è allo scontro. Fatto sta che a restare prigioniero di questo scontro che sembra in atto nella Striscia – hanno fatto notare gli analisti, tra cui Ron Ben-Yishai su Ynet – è principalmente Israele, di cui una parte della popolazione e’ a rischio, anche se la stessa Hamas che non vuole un’escalation con lo stato ebraico e’ messa alla prova.

Israele non permetterà il lancio di altri razzi

Per questo il ministro della difesa Moshe Yaalon ha detto chiaro e tondo, riferendosi anche alla fazione islamica, che lo stato ebraico non permetterà che ricominci il ”lancio sporadico” di razzi da Gaza verso Israele nè tollererà ”tentativi di colpire propri cittadini”. Poi, come a fugare ogni dubbio, ha ammonito: ”colpiremo ancora più duro se questo sarà necessario come la scorsa estate ha mostrato”. Fonti da Gaza – riportando il dato dello scontro in atto nella Striscia – segnalano una situazione al limite del collasso per la popolazione: non solo per la povertà e la disoccupazione ma anche perché Hamas sta imponendo nuove tasse a gente già in grande difficoltà dopo il conflitto della scorsa estate. Senza dimenticare la mancata ricostruzione della Striscia e la minima influenza del governo di unità nazionale, nato dalla riconciliazione tra Hamas e Fatah del presidente Abu Mazen che nominalmente, con il premier Rami Hamadallah, ha il comando da circa un anno. Non a caso da Ramallah, Mustafa Barghouti dell’Olp ha detto che a Gaza ”ci sono gruppi pericolosi che cercano di sfruttare la tragica situazione in cui la popolazione palestinese è costretta a vivere”. ”Hamas – ha aggiunto – sta facendo il possibile per mantenere il controllo della Striscia, ma non senza difficoltà”. Per Bargouti, l’unica soluzione possibile ”è rimuovere il blocco di Gaza e consentirne la ricostruzione. La violenza non porta a nulla: la distruzione di Gaza da parte dell’esercito israeliano ha portato a qualcosa di buono?”.