Gay Pride, Londra dice no alle bandiere arcobaleno nelle ambasciate

Londra bandisce gli eccessi dell’orgoglio omosessuale. Niente bandiere arcobaleno sulle ambasciate britanniche nel mondo in occasione del Gay Pride. La decisione, riportata dal Mirror, è stata presa dal titolare del Foreign Office, Philip Hammond, fermamente contrario ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e per nulla intimorito dal politicamente corretto e dalla grancassa mediatica  che considera un oscurantista chiunque si permetta di sostenere la famiglia tradizionale. Eccesso di decoro british? Di sicuro il ministro degli Esteri britannico ha voluto dare un segnale chiaro al suo predecessore, William Hague, che lo scorso anno fece orgogliosamente sventolare la bandiera arcobaleno dal tetto del Foreign Office e di diverse ambasciate britanniche nel mondo.

Gay Pride, lo scandalo romano

A Roma tutt’altra musica. Altro che bandiere sugli edifici pubblici, in occasione dell’ultimo Gay Pride, sotto l’imprimatur del laicissimo Ignazio Marino che si è fatto immortalare sorridente in prima fila, la cattolicissima capitale ha ospitato per ore una sfilata di gay, lesbiche e trans di pessimo gusto e volgarità che ha fatto indignare persino le associazioni per i diritti degli omosessuali  che rifiutano l’equiparazione tra gay e “pagliacci” seminudi. Un’ostentazione, quella del Gay Pride 2015, che ha suscitato enormi polemiche. «È  evidente a tutti che l’ostentazione della sessualità è stato il carattere principale del Roma Pride. Un’ostentazione messa in luce dai mass media, soprattutto dalla TV che ha rilanciato in modo eccessivo alcuni messaggi», ha sottolineato preoccupato Luca Borgomeo, presidente dell’Associazione di telespettatori cattolici, «a tanti di noi quelle immagini sono sembrate pesanti. Va bene manifestare, ma senza urtare la sensibilità altrui»