Il Gay Pride come una festa religiosa: vatti a fidare del sindaco di Madrid…

Il Gay Pride come la storica festa religiosa di San Isidro? È questa la prima, provocatoria proposta, del nuovo sindaco di MadridManuela Carmena, eletta con Podemos, che ha auspicato che la giornata dell’orgoglio Lgbt, prevista per il prossimo primo luglio, abbia la stessa importanza per la capitale spagnola della celebrazione religiosa intestata con fervore da secoli al patrono della città, la cui ricorrenza cade ogni anno in maggio.

Gay Pride come la festa di San Isidro?

Secondo Carmena, citata da El Mundo online, il Gay Pride è «molto importante» per la città, in quanto «si identifica con la Madrid della libertà, della diversità e del progresso»: con tutto, insomma, meno che con la Madrid ossequiosa del rito religioso che durante il mese di maggio tributa i doverosi onori religiosi al patrono dei madrileni, San Isidro. Anche perché, una celebrazione sacra come quella che festeggia il santo della città, e la parata – a dir poco prosaica –  di gay, lesbiche e transgender, sono due eventi a dir poco diversi che non possono avere lo stesso valore simbolico e la stessa valenza di rappresentatività. Tanto che, e forse non è un caso, la prima cittadina di Madrid ha precisato – non prima di aver elogiato l’importanza del Gay Pride e della sua celebrazione sociale – che non sarà in testa al corteo della “Marcia dell’Orgoglio” di gay e lesbiche sulla Gran Via perché, ha spiegato, «questo non corrisponde al mio carattere». Insomma, captatio benevolentiae o semplice precauzione ordita in memoria di quanto accaduto al predecessore Alberto Gallardon, e alla sua famiglia, che subirono nel 2011 una pesante aggressione verbale da parte di un centinaio di attivisti gay ultrà, urtati dalle limitazioni al rumore imposte dal comune a quell’annata del Gay Pride?

La festa di San Isidro

Intanto, mentre ancora riecheggiano per le strade i fasti della celebrazione appena trascorsa di san Isidro che, come spesso accade, evidenzia aspetti religiosi e civili e, soprattutto, la partecipazione indistinta dei madrileni ossequiosim del rito celebrativo, a prescindere dall’identità sessuale e dalle convinzioni civili. Una tradizione che si ripete dal XVII secolo, quanto il santo, nato a Madrid nel 1082 e morto nel 1172, fu canonizzato. Una ricorrenza che si rinnova ogni anno, il 15 maggio, quando la chiesa dedicata al santo diventa, per tutta la giornata, meta obbligata per i madrileni che lì si recano per bere, secondo l’usanza, l’acqua della fonte di San Isidro che, secondo la leggenda, avrebbe fatto sgorgare miracolosamente una sorgente mentre stava arando di campi.