«Favorì ex collaboratrici»: Maroni rischia il processo (e la Severino)

Si dice «tranquillissimo» Roberto Maroni. Dopo un anno dall’apertura del fascicolo, la procura di Milano gli ha notificato la chiusura delle indagini per induzione indebita e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, in merito a presunte pressioni che avrebbe fatto per favorire due ex collaboratrici.

Contestato un viaggio a Tokyo. Mai fatto

«Finalmente dopo un anno le indagini si chiudono, era ora. Se per una sciocchezza come questa ci vuole un anno, poveri noi», ha detto Maroni, sottolineando che «nella mia vita non ho mai fatto pressioni, neanche per amici, figli o parenti». Due le questioni al centro della vicenda. Una riguarda un viaggio a Tokyo per l’Expotour, in vista del quale il governatore, attraverso il suo capo segreteria Giacomo Ciriello, avrebbe fatto pressioni sul direttore generale di Expo, Cristian Malangone, a sua volta indagato, insieme alla persona giuridica Expo spa. La richiesta contestata era quella di inserire nella delegazione anche Maria Grazia Paturzo, sua ex collaboratrice al ministero dell’Interno, poi diventata manager temporanea proprio di Expo. Per la Paturzo Maroni avrebbe caldeggiato un biglietto aereo in business e un soggiorno in un hotel di lusso, per un totale di 6mila euro. In realtà, la donna quel viaggio non lo fece mai, ma per la procura c’erano lo stesso gli estremi per l’apertura di una inchiesta per induzione indebita. Con una ipotesi che ora emerge dall’atto di chiusura delle indagini: secondo gli inquirenti, tra Maroni e Paturzo vi sarebbe stata «una relazione affettiva».

Il rischio “Severino”

«Sono colpevole solo di un cosa, di aver fatto risparmiare soldi alla Regione», ha spiegato Maroni, ricordando che «ho mandato il vicepresidente Mantovani, che ha viaggiato con 4 anzichè 6 persone». Nell’eventualità di un rinvio a giudizio prima e di una condanna in primo grado poi, però, per questa vicenda il governatore verrebbe sospeso dall’incarico: il reato che gli viene contestato è ricompreso nella legge Severino.

La consulenza a Eupolis

Il secondo episodio per cui Maroni potrebbe essere rinviato a giudizio riguarda poi una consulenza da 29mila 500 euro l’anno, che avrebbe fatto avere a un’altra sua ex collaboratrice al Viminale, Mara Carluccio, all’interno di una controllata della Regione, Eupolis. Gli inquirenti contestano a Maroni il fatto che l’incarico sia stato assegnato senza bando pubblico. Con Maroni, oltre a Ciriello, rischia il rinvio a giudizio anche  Andrea Gibelli, neopresidente di Trenord, che era segretario generale della Regione all’epoca del fatto.