La famiglia scende in piazza. Ecco perché: lettera aperta ad “Avvenire”

«Vogliamo dire la bellezza della famiglia». Alla vigilia della manifestazione di piazza San Giovanni per la difesa della famiglia contro «l’invasione dell’ideologia gender nelle scuole», l’Avvenire ospita un intervento del portavoce del comitato promotore “Difendiamo i nostri figli”, Massimo Gandolfini, che mette in luce le motivazioni di una mobilitazione nazionale del popolo dei genitori che rivendicano la formazione dei propri figli, perché «non vogliono vedersi scippare il diritto di educarli. Il comune sentire non è quello dell’indifferentismo sessuale», spiega Gandolfini.  Il laicissimo Corriere della Sera, invece, ospita una lettera al direttore di Marcello Veneziani che guarda con particolare attenzione alla mobilitazione a favore delle famiglie «baluardo di valori». Il giornalista e scrittore polemizza con la tesi secondo la quale il nucleo familiare sia responsabile dell’escalation di violenze e soprusi, come se si trattasse di un «laboratorio del male, la fabbrica dei mostri, il carcere delle libertà». Secondo Veneziani è vero il contrario: i delitti commessi in casa contro i figli o il coniuge sorgono dal desiderio di sbarazzarsi della famiglia e di aderire all’egoismo smisurato e sfamilista del presente». Ben venga il corteo del 20 giugno in difesa dei bambini, del matrimonio e della vita, «a patto che sia una manifestazione pro e non contro».

La bellezza della famiglia

«Caro direttore la complementarietà tra uomo e donna, vertice della creazione divina, viene messa in discussione dalla cosiddetta ideologia gender in nome di una società più giusta e più libera. È con le parole di papa Francesco nel cuore che scendiamo in piazza per esprimere il disagio e lo sconcerto di milioni di cittadini», spiega Gandolfini sottolineando la natura “dal basso” del movimento fatto di persone e non di sigle e puntando  i riflettori su provvedimenti,  decreti e leggi azzardate (Scalfarotto sull’omofobia, Cirinnà sulle unioni omosessuali e Fedeli sull’educazione di genere obbligatoria nelle scuole)  che minacciano l’istituto della famiglia naturale composta da padre e madre. «Quella famiglia espressione dell’Italia comune che i Palazzi sembrano conoscere molto poco, la famiglia tutelata dall’articolo 29 della nostra Costituzione, la famiglia bombardata da ogni parte».

Nessuna polemica con i gay

Dell’ideologia gender (al centro di progetti di formazione nella scuole di ogni ordine e grado) si sottolinea l’assenza di fondamenti scientifici,«un’ideologia che, con il pretesto del contrasto al bullismo e alla discriminazione, viene veicolata surrettiziamente attraverso anomali progetti di educazione all’affettività e alla sessualità». Per contrastare i fenomeni di violenza – spiega il promotore del comitato “Difendiamo i nostri figli” – serve l’educazione e non l’educazione di genere. La manifestazione del 20 giugno non vuole aprire un conflitto  – prosegue la lettera al direttore di Avvenire –  non è contro nessuno, tanto meno contro gli omosessuali, anzi, è propositiva:  vuole esprimere la bellezza della famiglia. Obiettivo finale della mobilitazione stimolare il governo e il Parlamento a una riflessione «accurata e meditata» su questi temi.