Enrico Berlinguer e l’ipocrisia del ricordo che l’avrebbe fatto incazzare

Se mai li avesse sentiti da lassù, Enrico Berlinguer si sarebbe incazzato. E pure tanto. Perché a tutto c’é un limite. Perché schivo com’era, non avrebbe certamente gradito il fiume di retorica e di ipocrisia riversato anche quest’anno sul suo nome e sul suo impegno politico. Ma soprattutto perché – a guardare la cruda realtà – é stato inutile quel suo storico e costante richiamo al rigore morale: o non l’ha ben insegnato o, più probabilmente, non l’hanno ben capito. Non si scappa. Inutile girarci intorno. Noi pensiamo che il trentunesimo anniversario della scomparsa di Berlinguer avrebbe dovuto essere onorato solo con il più assoluto silenzio. Silenzio consapevole e colpevole di chi ha gettato nella discarica i suoi insegnamenti. Un silenzio di riflessione e di contrizione. Invece, com’era facile immaginare, l’anniversario ha dato la stura a tutta una serie di dichiarazioni che, a volerle analizzare con attenzione, suonano pure un po’ beffarde e irriguardose. Si, irriguardose. A cominciare dalla parola più usata che, guarda caso, é stata “esempio“: esempio di onestà, esempio di rigore, esempio di moralità. Berlinguer esempio di qua e di là, di sopra e di sotto, della bella politica che fu e che oggi non c’è più. Certo che si sarebbe incazzato il buon Enrico ad ascoltarli. O forse sarebbe solo rimasto nauseato da questa ennesima pioggia di bla-bla, di luoghi comuni, di impegni e di richiami inconcludenti e sempre smentiti dai fatti. Proclami di pura ipocrisia gridati al cielo, con voce di circostanza, da un personale politico che la famosa questione morale insieme alla presunta diversità di quella che fu la sinistra comunista italiana l’ha allegramente gettata nel cesso. Perchè non c’è né diversità né moralità nella sinistra italiana di oggi. Non c’è né ci può più essere alcun ditino moralista alzato da quelle parti. No, non solo non avrebbe plaudito Enrico Berlinguer. Ma si sarebbe pure incazzato.