Elezioni regionali, le dieci lezioni che il centrodestra deve imparare

La lunga notte delle elezioni regionali porti consiglio. Alcuni responsi sono stati dati. Ognuno si è giocato qualcosa: Renzi il mito dell’invincibilità perduta; il centrodestra il perseverare nell’errore di presentarsi disunito, Salvini la convinzione di sfondare anche al Sud. Nel mezzo, la “selva” di non votanti, che sono un pacchetto su cui prima o poi andrà investito sul serio. Ora la riunione tattica abbia inizio. Ecco le 10 lezioni di cui il centrodestra deve fare tesoro:

Lezione numero 1 – Astensionismo

Il numero dei non votanti è stato altissimo, la disaffezione per la cosa pubblica, soprattutto in alcune regioni come la Puglia, ha raggiunto livelli di guardia. Il centrodestra ragioni, e presto, sul fatto che con l’unità delle sue varie componenti, con leader affidabili e programmi convincenti, molti voti moderati possono essere recuperati proprio all’interno di questa “selva” di non votanti in cerca di un riferimento.

Lezione numero 2 – Si voterà nel 2018

La legislatura è destinata a proseguire. Il Pd è uscito ridimensionato in molte aspettative, ma un fatto è certo, che fino al 2018 Renzi dovrà attendere perché andare alle elezioni adesso è un rischio. Nessun partito, del resto, freme per tornare alle urne. Tempi e modi per ripartire ci sono tutti. C’ è da lavorare, ma basta affrettarsi.

Lezione numero 3 – Probabile scissione nel Pd

Il Partito democratico rischia una scissione. Il voto regionale dà fiato alle trombe dei “dissidenti” e la loro fuoriuscita potrebbe costare al Pd una forbice del 10-15 per cento di voti in meno. Da questa impasse nel partito di Renzi può e deve emergere la convinzione nel centrodestra che l’unica stella polare vincente è la via dell’unità. Lo dicono i fatti. Liguria docet.

Lezione numero 4 – La Lega

I buoni, buonissimi risultati della Lega di Salvini non sono risolutivi. Il Carroccio va bene al nord, va bene al centro e l’exploit in Toscana lo dimostra. Ma al Sud è inesistente, sta facendo ancora i primi passi. Va preso atto che senza un’alleanza programmatica con le altre anime del centrodestra Salvini non può spuntarla.

Lezione numero 5-  Le primarie necessarie

Berlusconi ha dimostrato di resistere, di incidere, di determinare, ma Forza Italia ha perso per strada tanti voti. Da ora in poi la sua presenza, la sua lucidità non basteranno a riorganizzare il polo dei moderati del futuro. Che si ispiri al partito repubblicano americano o meno, sarà impossibile ormai al Cavaliere impedire che si dia corso alle primarie per la selezione di una nuova classe dirigente. Giusto è chiedere primarie serie, non le pagliacciate che abbiamo visto con il Pd. Altrettanto giusto è farle.

Lezione numero 6 –  Ncd al bivio, per non affogare

Ncd e Udc hanno ottenuto risultati modesti. I partiti di Alfano e di Casini rischiano l’irrilevanza se restano fagocitati dal renzismo. Stare in questo “limbo” li sta conducendo al burrone. Delle due l’una: o rompono con la sinistra o arrivare alle politiche del 2018 in questo modo sarà per loro molto molto difficile.

Lezione numero 7-  Il successo di Fitto

Nella débacle del voto pugliese, i consensi ottenuti da Raffaele Fitto hanno dimostrato che l’eurodeputato ha le carte in regola per essere uno dei protagonisti sulla scena politica del centrodestra. Il suo candidato, Schittulli, ha vinto infatti la sfida interna con la candidatura di Adriana Poli Bortone, ottenendo un gran numero di voti. Anche di questo bisogna tener conto, evitando il muro contro muro e valutando anche la capacità aggregativa di Fitto fuori dai confini della Puglia.

Lezione numero 8 – Da Fratelli d’Italia parta la riaggregazione 

Fratelli d’Italia ha ottenuto ottimi risultati che la mettono in un posizione di piena tranquillità rispetto ai meccanismi di sbarramento elettorale. Il Sud, soprattutto, può rappresentare una “prateria” se il partito di Giorgia Meloni si aprirà per configurarsi come polo aggregatore per la destra di An.

Lezione numero 9 – I Cinquestelle “corrodono” il Pd

Da non sottovalutare un dato dei Cinquestelle: senza la presenza di Grillo, sono tornati a vincere alla grande ovunque e si candidano come la forza più accreditata per rosicchiare voti consistenti al Pd di Renzi.

Lezione numero 10 – Il voto del Veneto: proposte per il ceto medio

Il risultato del Veneto deve essere letto in chiave nazionale. La forte affermazione di Luca Zaia dimostra che Renzi e il suo prgramma di governo non hanno convinto le fasce produttive del Paese. Proprio per questo bisognerà puntare su una proposta forte per il ceto medio e le piccole e medie imprese.