Ebola, torna la paura: il virus ora minaccia l’Africa occidentale

Ebola, torna la paura. Il virus ha fatto la sua ricomparsa a Freetown, la capitale della Sierra Leone. Tre nuovi casi sono stati registrati nello slum di Magazine Wharf. La confinante Liberia, epicentro inziale da cui il germe della malattia si è poi diffuso tragicamente, è stata dichiarata libera dal rischio del contagio nel maggio scorso, anche se adesso, al riapparire del virus in Sierra Leone – dove ha fin qui causato più di 3.900 morti – torna ad alzarsi il livello di guardia.

Ebola, il virus riappare in Sierra Leone

Erano settimane che la città dello stato africano non registrava nessun nuovo contagio. Le autorità sanitarie locali temono a questo punto che l’epidemia possa riprendere e riaccendere focolai nella Repubblica poiché i pazienti risultati positivi al test dell’Ebola abitavano in zone densamente popolate. Gli ultimi contagi, infatti, riferisce la Bbc, si sono verificati in quartieri urbani e suburubani fatto di abitazioni malsane e prive di adeguati servizi igienici e sociali. Il Centro nazionale Ebola ha annunciato che i locali per la quarantena a Freetown sono stati chiusi. Eppure, un report stilato dalla rivista medica Lancet infectious diseases, specializzata in malattie infettive, un rapporto ripreso da diverse testate internazionali, ha evidenziato come in alcuni paesi africani – la Guinea in testa a tutti – l’incubo del contagio del virus Ebola abbia indotto molte persone affette dalla malaria a non presentarsi in ospedale per le cure: tanto che i decessi per malaria risultano attualmente molti di più di quelli causati dall’Ebola.

Le ultime scoperte sul virus

Eppure il terrore da contagio è ormai sinonimo del virus Ebola, una malattia letale e subdola che riappare proprio quando pensi di averla sconfitta definitivamente. Persino nei pazienti sopravvissuti al male, nei quali il virus è risultato presente mesi dopo la  guarigione, custodito negli occhi, e provocando danni che possono arrivare a comprendere anche la perdita della vista. È successo, per esempio, a Ian Crozier, il medico statunitense contagiato nel 2014 in Sierra Leone, costretto a tornare sessanta giorni dopo la guarigione dai medici della Emory University, che hanno poi descritto il caso sul New England Journal of Medicine. Un inquietante precedente che dimostra quanto ancora poco si sappia del virus che ha terrorizzato il mondo e quanto le cui caratteristiche sono ancora in parte sconosciute, come dimostra la scoperta solo recente della presenza del virus nello sperma per diversi mesiI problemi all’occhio, si apprende dunque, sono presenti nel 40% dei sopravvissuti ma, sottolineano gli esperti, in Africa non ci sono oftalmologi per poterli curare.