«La destra c’è». Giorgia Meloni: ecco perché FdI è la nuova “casa comune”

«La destra c’è». Giorgia Meloni torna sul risultato di Fratelli d’Italia alle regionali e, più esplicitamente di quanto fatto a caldo, chiarisce che l’«esito straordinario» del voto non riguarda solo il suo partito. Può riguardare, invece, un’intera famiglia politica.

L’appello di Giorgia Meloni a chi ha «una storia di destra»

«Tutti quelli che finora ci hanno osservato da lontano per “testare” la nostra sopravvivenza a medio termine, oggi potrebbero anche venire a darci una mano», ha detto Meloni in un’intervista a Il Tempo, ribadendo l’appello lanciato subito dopo lo spoglio. La presidente di FdI ha spiegato di non rivolgersi «ai nomi altisonanti, ma alle classi dirigenti intermedie». «Penso ad esempio – ha chiarito – a tanti consiglieri comunali che vengono dalla storia della destra, ma hanno preferito rimanere in partiti più grandi. Oggi hanno un’alternativa, un movimento più affine alle loro idee che ha un potenziale straordinario».

Con la Lega, partner non subalterni

Nel ragionamento della sua leader, FdI potrebbe rappresentare anche un bilanciamento alla Lega all’interno dell’area del centrodestra. Meloni ha rivendicato la validità dell’alleanza con il Carroccio, che in Toscana e nelle Marche è arrivata al 20%, ma ha ricordato anche che con l’Italicum «si rischia di drenare voti al Sud per far eleggere parlamentari al Nord». Dunque, «più mondi si riescono a mettere insieme meglio è», ricordando però che la prima «strada da seguire è lavorare per vincere».

La fiamma e la Fondazione

Ma, incassato il risultato positivo delle regionali, FdI ora va incontro a un’altra incognita: la possibilità di continuare a utilizzare la fiamma nel proprio simbolo. «Lo deciderà l’assemblea dei soci della Fondazione An, a fine giugno», ha ricordato Meloni, sottolineando di sentirsi abbastanza forte da poter andare avanti anche senza. «Se dovessimo chiedere di continuare ad averla è solo per il legame con la storia della destra italiana, di cui siamo fieri», ha spiegato Meloni, aggiungendo che chiederla o meno «sarà una valutazione che farò con il resto del partito». E su un ruolo più marcatamente politico della Fondazione, magari come “sponsor” del partito? «Sinceramente non legherei le due cose. La Fondazione – è l’idea di Meloni – continui a fare il suo lavoro di studio, ci aiuta già così, mantenendo viva un’identità di destra. Sovrapporre i piani di Fondazione e partito – conclude Meloni – ci porterebbe su un terreno scivoloso».