Dall’inizio dell’anno la polizia americana ha ucciso 385 persone

Nuovo episodio di presunta violenza poliziesca negli Stati Uniti: un uomo di 35 anni è salito su un furgone della polizia con le sue gambe e al termine di un breve trasferimento, otto minuti dopo, era privo di conoscenza. È entrato in coma ed è poi morto, quattro giorni dopo, ossia martedì scorso. E ora la comunità di Vero Beach, la sua piccola cittadina della Florida, vuole sapere perché. Mitchell Brad Martinez era stato trasportato in una prigione dal tribunale dove era comparso davanti al giudice per aver violato i termini delle libertà condizionata a cui era stato condannato per un’aggressione aggravata commessa nel 2013. Sul furgone, poiché indossava abiti civili, era stato fatto sedere in una sezione isolata dagli altri sette detenuti che erano saliti a bordo con lui. La vicenda riporta chiaramente quanto accaduto a Freddie Gary, un afroamericano morto alcuni giorni dopo essere arrestato e caricato su un furgone della polizia a Baltimora. Con la differenza che Martinez era bianco e apparentemente è salito sul furgone in buona salute, mentre Gray, per la cui morte sono stati incriminati sei poliziotti, vi era stato quasi caricato. Tuttavia, in molti ora vogliono sapere cosa è accaduto. Su Facebook è stato aperto un profilo dal titolo “Giustizia per Brad Martinez”, in cui sono state postate diverse sue foto in cui appare sorridente tra le palme della Florida. Ma ce n’è anche una in cui lo si può vedere in un letto di ospedale con dei tubi inseriti nel naso e nella bocca e un vistoso segno rosso sulla gola. Il 1° giugno scorso, un altro nero era morto a Rochester, nello Stato di New York, dopo essere stato colpito con un taser da un agente durante l’arresto. Le autorità non hanno voluto rivelare il nome dell’individuo, ma la famiglia lo ha identificato come Richard Gregory Davis, un cinquantenne padre di sei figli ed ex marine.

Sempre più tensioni tra polizia e popolazione per le violenze in divisa

L’episodio arriva in un momento di crescenti tensioni in tutto il Paese tra le minoranze e gli agenti, per lo più bianchi. E pochi giorni prima, a fine maggio, un uomo che si comportava in maniera bizzarra nel parcheggio di una grande magazzino di Kansas City è stato immobilizzato dalla polizia con un taser, una pistola elettrica, ed è poi morto in ospedale. Quando gli infermieri sono arrivati, l’uomo ha iniziato a comportarsi in maniera aggressiva e un’agente lo ha fermato usando un taser, lo ha arrestato ed è stato quindi portato in ospedale, dove però lo hanno dichiarato morto. Si è appreso che dall’inizio del 2015 sono almeno 385 le persone rimaste uccise da colpi esplosi dalla polizia negli Stati Uniti, stando a un’analisi condotta dal Washington Post. Sono oltre due al giorno e il doppio rispetto alle cifre tracciate dal governo federale nell’ultimo decennio, con lo studio che emerge in un momento di particolari tensioni nel Paese rispetto all’uso eccessivo di forza da parte di agenti di polizia. Il rapporto del Washington Post fornisce così una fotografia abbastanza completa della realtà notando che, per esempio, nell’80% dei casi le persone colpite erano armate, principalmente con armi da fuoco ma anche coltelli e simili. L’età poi va dai 16 agli 83 anni, con otto casi di minori sotto i 18 anni. Nella metà dei casi, inoltre, la polizia è intervenuta rispondendo a richieste di aiuto e segnalazioni, soprattutto in contesti domestici.