Cyberattacchi, Obama furioso con la Cina, pensa a sanzioni e ritorsioni

Cyberattacchi: scacco all’America. scacco matto, a dire il vero, tanto che Barack Obama è apparso davvero furioso per quello che gli esperti definiscono come una delle più aggressive operazioni di hackeraggio della storia, quello che ha colpito gli uffici del governo Usa da cui sono state rubate informazioni su almeno 4 milioni di dipendenti ed ex dipendenti federali.

Cyberattacchi, Usa nel mirino

La misura è colma. Il limite superato, e il presidente Obama si è detto a questo punto più che mai deciso ad usare il pugno duro. Tanto che, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, la Casa Bianca starebbe valutando in queste ore il ricorso a sanzioni finanziarie nei confronti di persone e gruppi ritenuti responsabili degli attacchi, o colpevoli di sostenerli. L’amministrazione Obama non conferma, ma nel mirino ci sarebbe proprio la Cina. E nel caso di misure restrittive la tensione tra Washington e Pechino rischia davvero di aumentare in maniera vertiginosa. Del resto, secondo le indagini svolte sarebbero cinesi gli autori del duplice attacco ai danni dell‘Office of Personnell Management (Ofp), l’ufficio che gestisce i dati personali di tutti coloro che lavorano, hanno lavorato o aspirano a lavorare per l’amministrazione Usa. Duplice, perché la Casa Bianca ha ammesso un secondo attacco dopo quello svelato nei giorni scorsi. I pirati informatici avrebbero infatti violato un secondo livello della rete informatica dell’Ofp, rubando i moduli che vengono compilati da agenti dell’Fbi, uomini dei servizi di intelligence e contractor del Pentagono quando fanno la domanda di ammissione. Moduli che contengono non solo informazioni personali, ma anche relative a familiari, amicizie e conoscenze. Tutte quelle che servono per verificare che le persone scelte per gli incarichi più delicati nell’amministrazione siano all’altezza del compito, e soprattutto, sicure, affidabili e “pulite”.

La reazione di Obama ai cyberattacchi

Secondo quanto riporta il Wsj, Obama avrebbe quindi riunito tutti i suoi più stretti collaboratori per valutare il ricorso al decreto esecutivo varato lo scorso aprile, quello che autorizza il segretario al Tesoro a imporre misure restrittive su individui o gruppi coinvolti nei cyberattacchi, oppure su persone ed entità che beneficiano di questi attacchi. Il provvedimento fu firmato all’indomani dell’offensiva dei pirati informatici contro la Sony Picture, dietro ai quali per gli investigatori Usa c’erano hacker nordcoreani. Prevede il congelamento degli asset posseduti negli Usa dai responsabili, il divieto per gli americani di fare affari con le imprese che sponsorizzano tali gruppi e il divieto di fornire a tali gruppi tecnologie o altri prodotti americani. La strada per quella «nuova era di relazioni tra Usa e Cina», più volte invocata da Obama e Xi Jinping, potrebbe essere più che mai in salita. Soprattutto se alla questione dei cyberattacchi si aggiungono le tensioni per la situazione nel mar della Cina, dove Pechino sta costruendo una barriera di isole artificiali su cui installare basi militari viste come una minaccia per gli Usa e per i suoi alleati nel Pacifico e nel sudest asiatico.