Crozza governatore al posto di De Luca. La folle idea impazza sul web

Chissà se in queste ore è mai passato in mente a Stefano Caldoro di realizzare che il suo vero carnefice, il boia che gli ha assestato il colpo decisivo della sua decapitazione politica non è De Luca bensì la sua cover, quel Maurizio Crozza capace di umanizzare a tal punto o’ Sceriffo da renderlo un semi-eroe popolare da proteggere a furor di voto dagli “sfruculiamienti”  dell’Antimafia di Rosy Bindi. Se così fosse, al povero Matteo Renzi, stretto nella morsa della Severino da un lato e della sovranità popolare dall’altro, non resterebbe che nominare Crozza governatore della Campania. E che non se ne parli più.

L’imitazione ha umanizzato o’ Sceriffo, aiutandolo a vincere

Eh sì, perché ora i De Luca sono ormai due, quello avanti Crozza, fenomeno strettamente salernitano pasciuto sugli schermi di Lira tv – una sorta di tribuna delle personalissime intemerate del sindaco contro «cafoni», «idioti» e «bestie» e lo sterminato campionario in cui il primo cittadini ficcava un po’ tutti, dagli imbrattatori della metropolitana ai nostalgici della Salerno di una volta per finire agli oppositori politici – e il De Luca dopo Crozza, cioè quello «estremizzato» dall’imitazione come impasto micidiale (per Caldoro?) tra decisionismo in salsa provinciale ed ipertrofia dell’ego. Non che l’originale sia molto diverso. Lo sanno bene quei fortunati campani che ne ammirarono la performance sugli schermi del tg Rai nell’imminenza dell’arrivo di immigrati nella “sua” Salerno: una volta davanti al microfono, più che concentrarsi sulle misure di accoglienza da parte del comune, prese a strologare di «disintegrazione dello Stato libico» e di altri scenari planetari. Un vero mito.

Il governatore: «Crozza mi ha creato un problema di identità»

Insomma, l’uno o l’altro pari sono. Lo stesso neogovernatore, cui l’imitazione è piaciuta non poco («da 1 a 10 le darei 11»), ha rivelato a 24Mattino trasmissione di  Radio 24 di sentirsi ormai sdoppiato da Crozza: «È un maledetto che mi ha creato un problema di identità. A volte mi sembra di guardarmi allo specchio». L’unico neo è che ora l’uso di alcune parole del “deluchese”, tipo “personaggetto”, gli risulta a questo punto «inibito». Quanto al resto, o’ Sceriffo non vede problemi. Tranne, ovviamente, quelli che gli ha creato in campagna elettorale l’inserimento nella black list dell’Antimafia. Una vicenda che a suo giudizio «sarà ricordata nei prossimi anni come la più infame delle aggressioni personali subita da un personaggio politico». Oppure, come avrebbe sintetizzato Crozza: «Cialtroneria pura».