Confessione di una precaria: «Non ho mai creduto a Renzi. Vi spiego perché»

Renzi come Pinocchio. Centomila assunzioni nella scuola? «Io non c’ho mai creduto. È da sei mesi che lo ripeto anche ai miei colleghi: state attenti, questo provvedimento non può andare avanti». E Alessandra, 47 anni, docente precaria da 14, spiega anche (il suo) perché: «oltre ad avere profili di incostituzionalità, questo ddl non ha la copertura finanziaria necessaria per consentire tutte le immissioni in ruolo».

Quello che Renzi non dice

Non è stato affatto un fulmine a ciel sereno, quindi, il “richiamo” di Renzi alla responsabilità politica sulla riforma. Alessandra, maestra di scuola dell’infanzia a Venezia e precaria iscritta alle Graduatorie a esaurimento, non si stupisce di fronte all’eventualità che il ddl scuola non vada in porto a breve e che, di conseguenza, le assunzioni debbano slittare di un anno. «A prescindere dal fatto che con il ddl scuola io comunque non sarei stata assunta perché sono un’insegnante di scuola dell’infanzia – spiega – ho sempre ragionato in termini generali, assieme ai miei colleghi. E li ho sempre messi in guardia sulle promesse della Buona scuola. Ora la cosa migliore da fare sarebbe un piano di assunzione in 3 anni e poi parlare delle altre cose da fare sulla scuola». Ma non tutti i precari “storici” la pensano così. C’è chi non accetta il rallentamento dei lavori in Commissione Istruzione al Senato e chi se la prende coi colleghi che – con le proteste e gli scioperi – da sempre hanno osteggiato la riforma. È il popolo di chi, iscritto alle Gae, si attendeva l’immissione in ruolo a settembre. Illusu. «Per quelli che hanno sempre osteggiato la riforma: spero siate contenti e possiate beneficiare a lungo del vostro paradisiaco stato di precari», si sfoga Susanna sul gruppo Facebook di precari “Ora Basta!!!”. «Complimenti ai Gae che sono rimasti col lumino acceso in mano e senza cattedra. Geni!», posta Vincenzo, sempre sulla stessa pagina, riferendosi alle proteste dei docenti.

«Il ddl andrà ritirato»

In questi mesi la protesta della scuola è stata trasversale. In piazza – con cortei, flash mob e notti bianche – sono scesi sia docenti di ruolo che precari. Cioè anche chi finalmente sarebbe stato assunto e chi invece, non essendo iscritto nelle Gae, rischiava di continuare a mantenere lo status di precario. Il punto è che molti insegnanti non condividevano i principi della riforma. «Queste 100 mila assunzioni – osserva la prof. Margherita Franzese, del Coordinamento flash mob del 23 aprile – si dovevano per forza fare perché costretti dal Consiglio d’Europa. Poi sono state messe in mezzo al ddl scuola per renderlo più appetibile, ma è chiaro che non ci sono i fondi per assumere tutti». Secondo Franzese, docente di ruolo in una scuola media di Roma, il ddl «va comunque ritirato. E stasera – annuncia – saremo al Colosseo e in altre 20 piazze italiane per un nuovo flash mob. Vogliamo illuminare l’Italia e i suoi monumenti contro le deleghe in bianco previste dalla riforma e contro il rifiuto, da parte del governo, di dialogare con noi, che a scuola ci lavoriamo tutti i giorni ma che non siamo mai stati effettivamente ascoltati».