Sei comunista? Non puoi fare analisi politiche su Facebook…

Scrivi post per facebook, magari non in linea con quanto stabilito dal partito? Sei un pericoloso deviazionista. Ha suscitato curiosità e non poca ironia la scelta, in perfetto stile leninista, del Partito comunista di Marco Rizzo di dotare i militanti di un vademecum per l’uso dei social network. Le regole dettate dal Comitato centrale del partito sono visibili sul sito internet e sono illustrate, forse non a caso, da una foto di Lenin.

Le regole del Pci di Rizzo per i militanti comunisti

La prima regola è quella più vincolante e anche la più stupefacente: è fatto assoluto divieto a ogni iscritto al Partito (tanto più se dirigente) a fare considerazioni e analisi politiche generali autonome. A chi spettano le analisi? Esse spettano – seconda regola – solo all’account nazionale, a quello del segretario generale, a quello del Ful e del Fronte della Gioventu’ Comunista. Così prosegue il decalogo del perfetto utente comunista di Fb: E’ inoltre vietato ‘taggare’ altri membri del Partito sempre su questioni politiche, storiche, filosofiche e culturali. E’ invece auspicabile che i membri del Partito e del CC promuovano, condividano e tagghino i post degli organi nazionali. E’ fatto assoluto divieto ad usare bandiere o simboli del Partito nell’immagine del proprio account personale. Le bandiere ed i simboli del Partito sono esclusivamente rappresentate negli account di Partito ad ogni livello (da quello centrale sino a quello di cellula). Le stesse modalità di comportamento spettano, a cascata, per i militanti e dirigenti a livello regionale e di federazione. Tutti gli account di Partito (da quelli regionali a quelli della singola cellula) devono comunicare riservatamente alla Direzione Centrale (nella persona del Coordinatore) la password. La pubblicazione di fotografie e filmati di manifestazioni del Partito devono esser improntate alla massima efficacia propagandistica e consapevolezza politica dell’evento.

Il cambiamento politico introdotto dai social network

E chi non si attiene? Dovrà vedersela con il CCGS, sigla che sta per un qualche organo di disciplina interna non meglio specificato. Ovviamente le critiche non sono mancate, soprattutto per i toni anacronistici di raccomandazioni che non tengono conto del cambiamento, tutto politico, prodotto dai social e cioè l’annullamento delle gerarchie tra “iscritto” e “dirigente” dei partiti vecchio stampo che il documento del Pci vorrebbe ristabilire.

Le certezze di Marco Rizzo: la libertà di critica è un’idea borghese

Ma il bello è che le polemiche e gli sfottò non hanno per nulla scalfito le certezze di Marco Rizzo che torna sull’argomento, sulla sua bacheca Fb, rivendicando la scelta di vincolare ad alcune regole comportamentali i militati comunisti. E che c’è di strano? Quel vademecum serve per contrastare l’individualismo borghese, e se non ci stai – appunto – non sei “comunista”. Questa la frase che Rizzo ha scelto su Fb per giustificarsi:  “Lidea borghese della libertà di critica, dell’autonomia dell’individuo ha talmente pervaso la sinistra da non rendersi conto che questa libertà e questa autonomia apparenti sono le catene più forti con cui si legano le classi subalterne alla propria condizione di sudditanza, impedendo scientemente alla classe operaia e alle masse popolari il percorso per la propria emancipazione“.