Tsipras “clientelare”. E vuol farci pagare posti pubblici e pensioni d’oro

Maurizio Ferrera su “Il Corriere della Sera” racconta come “Chi conosce i documenti sa che nessuno, ma proprio nessuno sta chiedendo alla Grecia di «abolire le pensioni più basse e i sussidi che riguardano i cittadini più poveri». L’invito è semmai quello di riformare un sistema sperequato a favore dei redditi più alti, che ancora consente ai dipendenti pubblici di ritirarsi dal lavoro prima dei 55 anni (costo: 1 miliardo e mezzo di euro l’anno, quasi un punto di Pil, solo per queste pensioni)”.

L’Europa non ha chiesto alla Grecia di taglia ai più poveri

“A gennaio sarebbe dovuta entrare in vigore una riforma che avrebbe, fra l’altro, rafforzato le prestazioni più basse. Tsipras ha «ucciso» (parole sue) questa riforma. Quanto ai sussidi ai più poveri, la Commissione invita la Grecia a razionalizzare gli strumenti esistenti e a introdurre un reddito minimo garantito. Il ministro per gli Affari sociali ha risposto che il reddito minimo «è roba da Africa» e che il governo vuole procedere con altre misure. Intanto, una delle prime mosse del nuovo governo è stata la firma di un generoso contratto per i dipendenti della Depa (equivalente greco dell’Enel). E nel ministero delle Finanze sono stati riassunti centinaia di addetti alle pulizie, con tanto di indennità aggiuntiva.

La sinistra di Tsipras è il solito clientelismo ellenico

Prima della riassunzione, una cooperativa estema puliva il palazzo con 30 persone. Gli esempi potrebbero continuare. Il punto da sottolineare è, tristemente, questo: Tsipras e Varoufakis fanno prediche «di sinistra» quando parlano all’Europa, ma in casa propria sono schierati a difesa di uno status quo che avvantaggia selezionate categorie di lavoratori del settore pubblico, altamente sindacalizzate, e del mondo delle professioni (piccole e grandi).

Tsipras ha ripreso la vecchia pratica greca di assunzioni pubbliche

C’è da sperare che le sinistre europee sappiano prendere bene le misure al fenomeno Syriza: un misto di radicalismo anni 70 e nazionalismo euroscettico. Come ha spiegato Manos Matzaganis in un lucido contributo sul sito Opendemocracy.net, questo partito affonda le sue radici nella persistente polarizzazione ideologica e nel populismo etnocentrico della cultura politica greca, causa ed effetto, al tempo stesso, dei ritardi di modernizzazione di questo Paese. In Grecia c’è davvero un’emergenza sociale e la UE ne è parzialmente responsabile. Ma il welfare ellenico era un iniquo colabrodo già molto prima della crisi. La Commissione Uè ha ragione da vendere quando chiede di riformarlo. Salvare la Grecia conviene a tutti. Tsipras ne è consapevole e per questo ha tirato cosi a lungo la corda. Ma restare nella famiglia europea significa anche rispettarne le regole. Prima fra tutti, quella di mantenere un legame «decente» fra ciò che si dice e ciò che si fa.