Caso De Luca, la furbata di Renzi: non applica la Severino, ma prende tempo

E bravo Matteo Renzi. Sulla questione De Luca, sta apettando il parere dell’avvocatura dello Stato. L’ha comunicato lui stesso. Sempre con la solita spocchia e senza alcuna vergogna. Come fosse una roba normale. Perchè evidentemente per lui è normale. Il potere prima di tutto. Niente di nuovo sotto il sole: la legge si interpreta per gli amici e si applica per tutti gli altri. In questo caso la legge Severino che dal primo di questo mese di giugno pende come una spada di Damocle su quella capatosta del neo governatore campano. Anzi, penderebbe. Il condizionale è d’obbligo. Perchè De Luca è del Pd. Cioè è di Renzi ed è con Renzi. È quel simpatico spaccone salernitano che in campagna elettorale già annunciava che, appunto, sulla Severino lui e il premier la pensavano alla stessa maniera. Ennesima guasconata? Non proprio, se è vero come è vero che Renzi si palleggia la questione da quasi un mese. Se la melina di Palazzo Chigi è ormai un gioco scoperto, per consentire a De Luca di nominare uno straccio di Giunta regionale e un simulacro di vicepresidente a cui delegare le funzioni. Un gioco delle parti in barba ad una legge dello Stato che andava bene e va bene solo se si tratta di Berlusconi o di un altro qualsiasi esponente di centrodestra. Perchè in verità nessun parere deve attendere quel furbetto di Matteuccio sulla Severino. Deve solo applicarla. Giusta o sbagliata che sia (e, sia chiaro: per noi la Severino è sbagliata!) una legge dello Stato, fin che è in essere, non può che essere applicata. Anzitutto dal presidente del Consiglio. Che perciò non può, non deve,  non potrebbe cincischiare. Perché avrebbe già, nello specifico, dovuto dichiarare decaduto il De Luca. Ma, siccome per gli amici la legge si interpreta, eccolo il rottamatore toscano nella sua performance più riuscita di sempre, degna della prima repubblica e di tutti i rottamati che furono: aspettare, prendere tempo, riflettere, ragionare. Tutto fa brodo per posticipare una decisione che avrebbe dovuto prendere immediatamente. Eccolo il nuovo che avanza con Renzi. Un nuovo che puzza tanto di vecchio.