Capotreno aggredito col machete, per Maroni “è giusto sparare” per difesa

Sono stati fermati per strada, notati dagli agenti di una Volante, perché sporchi di sangue. Per questo motivo sono stati portati in Questura i due sudamericani che da ieri sera vengono sentiti dagli investigatori della Squadra Mobile. I due sono stati notati nel quartiere Comasina, una quarantina di minuti dopo l’aggressione. Al momento nei loro confronti non sono state emesse contestazioni anche se le indagini sono “in un momento importante” che non fa escludere sviluppi nelle prossime ore. Al momento sull’identità dei due c’è il massimo riserbo: si sa solo che si tratta di sudamericani maggiorenni, che uno dei due era già stato indagato dalla polizia milanese per questioni relative alle gang latine e che uno dei due (non si sa se lo stesso già indagato) è irregolare sul territorio italiano. Una prima parziale ricostruzione della dinamica di quanto accaduto è stata fatta anche se al momento è in corso la visione delle immagini di videosorveglianza e il rintraccio dei testimoni presenti sul treno al momento dell’aggressione. Nel gruppetto di sudamericani c’erano “almeno quattro persone” che hanno cominciato a litigare con l’addetto delle ferrovie proprio mentre il convoglio stava per giungere alla fermata del Passante di Villapizzone. Il ferimento invece sarebbe avvenuto mentre i sudamericani, invitati dal capotreno, stavano scendendo dal mezzo. L’uomo aveva contestato loro l’assenza del biglietto ed era pronto a fargli un verbale ma al momento non è certo che sia questo il motivo che ha scatenato la brutale aggressione.

Maroni spinge sulla legittima difesa

«Chiederemo di mettere i militari e la polizia per contrastare questi fenomeni” sui treni: lo ha detto il governatore Roberto Maroni dopo un’aggressione col machete a un macchinista. Fino anche a sparare? “Sì certo – ha risposto -, è legittima difesa, voglio qualcuno che impedisca queste cose e se è necessario sparare, spari». Il prefetto di Milano ha intanto convocato nel pomeriggio una “riunione urgente” del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, dopo l’aggressione con un machete a un capotreno. Lo ha riferito lo stesso presidente della Lombardia  a margine della conferenza Italia-America Latina e Caraibi. Maroni, che ritiene il fatto di sangue “una cosa incredibile”, ha spiegato che per la Regione saranno presenti due assessori che “chiederanno di garantire la sicurezza” del personale delle ferrovie, “con agenti di polizia e militari”.

Renzi punzecchia Maroni

Maroni, in ogni caso, non si sente tirato in causa dalle parole del premier Matteo Renzi che, seduto al suo fianco alla conferenza Italia-America Latina e Caraibi, ha stigmatizzato chi “abbaia alla luna” e preferisce “chiudersi in casa” di fronte alla globalizzazione. «Non si riferiva a me, io uso il cervello, ma purtroppo non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire», ha infatti risposto ai giornalisti l’ex leader della Lega, che in questi giorni ha duramente polemizzato col governo per la gestione dei profughi. Secondo Maroni, specie dopo l’aggressione con un machete a un macchinista di un treno ieri sera a Milano, in Italia in questo periodo “la paura c’è e deriva da fatti concreti, non da chiacchiere: il governo deve intervenire e non so che cosa aspetta”. Un intervento che il presidente della Lombardia ha ribadito necessario per gestire in maniera differente l’ accoglienza dei profughi. «Penso che non sia una gestione da paese civile quella attuale – ha concluso -, l’ho detto anche a Renzi. Dove vanno messi gli immigrati? In luoghi idonei, non lasciati a bivaccare nelle stazioni».