Cameron vuole una tassa per le aziende che assumono extra-comunitari

Non ci sono soltanto gli idraulici polacchi nel mirino di David Cameron. Anzi, ci sono soprattutto gli altri: gli immigrati extra-comunitari. Nel suo discorso settimanale di ieri in Parlamento, il primo ministro britannico ha annunciato infatti nuove misure per ridurre il flusso di lavoratori stranieri che emigrano nel Regno Unito da paesi al di fuori dell’Unione Europea.

Cameron vuole una stretta sugli immigrati

“Ultimamente – si legge su “La Repubblica” – il premier conservatore ha modificato il suo approccio, concentrandosi su limitazioni da porre ai benefici assistenziali degli immigrati UE, per esempio concedendoli in determinate circostanze solo dopo che un lavoratore è impiegato da quattro anni in Gran Bretagna, anziché tentare di imporre un tetto numerico agli ingressi di immigrati europei che andrebbe contro tutte le norme comunitarie.

Cameron vuole una tassa sullo straniero

Ma con gli immigrati extra-Ue il leader britannico avrebbe in teoria più libertà di azione. Così, parlando ieri alla camera dei Comuni, Cameron ha detto che intende ridurre “significativamente” l’immigrazione dal di fuori dell’Unione Europea. «In passato è stato francamente troppo facile per certe aziende britanniche importare lavoratori dall’estero, da fuori dell’Europa», ha affermato il primo ministro. «Abbiamo bisogno di cambiare le cose su questo punto».

Cameron vuole rendere meno conveniente l’assunzione dei non-britannici

“Così ha annunciato che il ministro degli Interni ha chiesto a un comitato consulente sull’immigrazione di studiare misure per ridurre l’immigrazione extra-comunitaria. Fra le possibili proposte da considerare, ha aggiunto, potrebbe esserci quella di restringere i visti soltanto a lavoratori altamente qualificati e in settori dell’economia dove ci sia una carenza di lavoratori. 11 governo intenderebbe inoltre valutare la possibilità di una tassa alle aziende che assumono lavoratori extra-Ue, così come imporre alle aziende di aumentare il salario minimo per assumere lavoratori stranieri, in modo che risulti meno conveniente rispetto all’assunzione di lavoratori britannici”, scrive Enrico Franceschini.