Cameron ammette l’errore sulla Libia: “Adesso serve un nuovo governo”

Se per Renzi la priorità è «risolvere il problema in Africa», che non deve essere «considerata un continente di serie B dalla comunità intemazionale» e su questo, assicura Renzi, «c’è convergenza con Cameron». Dal canto suo – si legge su “Avvenire” – il primo ministro inglese non si smuove dal “no” all’accoglienza dei profughi, ma concede qualcosa, precisando che le autorità britanniche collaboreranno con quelle italiane nella lotta contro i trafficanti di esseri umani dall’Africa.

Cameron invierà in Sicilia i suoi uomini

L’immigrazione, riconosce Cameron, «è un tema su cui tutta l’Europa deve lavorare insieme. La Gran Bretagna sta facendo la sua parte nel Mediterraneo con la Royal Navy e con un programma molto ampio di aiuti in  , dove stiamo sempre più cercando di stabilizzare questi Paesi». Ancora, conclude, «siamo d’accordo… sulla necessità di un approccio complessivo per avere un nuovo governo in Libia, per dare la caccia ai gruppi criminali, per lavorare con i vostri servizi di intelligence in Sicilia, dove trasferiremo persone e risorse per cercare di rompere il collegamento» tra migranti e scafisti.

“Bisogna avere un nuovo governo in Libia”, spiega Cameron

Intanto, le diplomazie europee continuano a lavorare. Le resistenze sulle quote di profughi da distribuire (l’originaria proposta della Commissione Juncker prevede la cifra di 40mila fra siriani ed eritrei, 24mila dall’Italia e 16mila dalla Grecia, da ricollocare nei prossimi due anni nei 28 Stati Uè) e l’eventuale compromesso per tramutare l’adesione da obbligatoria a volontaria restano al centro delle trattative. Ieri, con una lettera congiunta inviata all’Alto Commissario per gli Affari europei Federica Mogherini, i ministri degli Esteri di Italia, Francia e Germania sono tornati a sollecitare «una politica della migrazione esterna più attiva e inclusiva». Nel testo si enfatizza l’importanza della decisione del Consiglio di organizzare l’operazione «Eunavfor Med» per interrompere il modello di business dei trafficanti di vite umane nel Mediterraneo centro-meridionale «come parte di una risposta complessiva dell’Ue».