Buzzi difende Carminati: «Brava persona, ci curava le pubbliche relazioni»

«Massimo Carminati è una brava persona». È quanto detto da Salvatore Buzzi, ras delle cooperative romane, durante un’udienza davanti la sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma. Al vaglio dei giudici c’è la richiesta della procura di Roma di disporre le misure di sorveglianza speciale e obbligo di soggiorno per tre anni e la confisca dei beni sequestrati per Buzzi, Carminati e altri nove indagati.

Buzzi: ci faceva attività di promozione

Nel corso dell’udienza Buzzi, collegato in videoconferenza dal carcere di Nuoro dove è detenuto, ha aggiunto che non conosceva il passato dell’ex Nar, ma «con me si è comportato bene perché avevo procurato lavoro alla cooperativa, avevo fatto ottenere una fornitura di pasta a costi vantaggiosi». E poi ancora: «Ammettendo che ci sia stata corruzione, questa riguarda solo il 3 per cento del fatturato della cooperativa. Quindi poca cosa». «La cooperativa – ha aggiunto Buzzi – ha sedici milioni di euro di liquidità ed aveva un giro d’affari di sei milioni l’anno. Quindi il 3% del fatturato è un’inezia». Buzzi in dichiarazioni spontanee del 31 marzo scorso aveva definito Massimo Carminati per la coop 29 Giugno  «più che altro un commerciale, a volte socio», «ci faceva attività di promozione», ma «non avevo alcun rapporto criminale» con lui. «Eravamo convintissimi di farlo diventare un imprenditore legale e gli abbiamo costituito la cooperativa Cosma – ha aggiunto – io credo che nel 2015 si sarebbe fatto in maniera autonoma e sarebbe andato via dalla 29 Giugno».

Buzzi  si oppone alla confisca della casa

Il difensore di Buzzi, Alessandro Diddi, ha sottolineato che quanto riferito dal proprio assistito non costituisce «un’ammissione, ma semplicemente un ragionamento per ipotesi». «Se le corruzioni fossero fondate – ha detto – queste inciderebbero in una percentuale minima sul fatturato e, conseguentemente anche sullo stipendio di Buzzi», circa 200mila euro l’anno. Buzzi, infine, durante l’udienza ha detto anche di «opporsi alla confisca della propria abitazione, costata 910mila euro». Buzzi ha contestato il convincimento della procura che l’immobile sia stato acquistata con denaro di provenienza illecita.