Ecco Brugnaro, sindaco di Venezia e tifoso del “patto del Nazareno”

“Renzi lo ha iscritto al partito dei renziani, mentre Berlusconi pare lo consideri l’espressione geometrica della vittoria, un modello che si può replicare anche altrove. “E io sarei davvero contento se a Roma si candidasse Alfio Marchini e a Milano Corrado Passera. Bisogna cercare le persone migliori, la politica come professione non funziona più”, dice lui, Luigi Brugnaro, 53 anni, l’imprenditore che ha battuto Felice Casson e domenica scorsa è diventato il primo sindaco non di sinistra che Venezia abbia avuto negli ultimi venticinque anni”, racconta Salvatore Merlo su “Il Foglio”.

Impolitico, pragmatico, nazarenico: il modello Brugnaro

“L’Italia ha bisogno di una politica forte, composta da gente che sappia ‘fare’, che conosca anche la tecnica, che sappia cos’è il mondo del lavoro, che abbia un’idea delle spaventose sfide che il mercato globalizzato impone a un paese come il nostro. Altrimenti vengono fuori politici deboli, interessati soltanto alla rielezione, fragili giunchi che si affidano ai grandi burocrati dello stato. E così finisce che a governare dawero è la burocrazia. Una disgrazia”.

Per Brugnaro, il patto del Nazareno era una buona idea

Renzi si prese i fischi per aver accolto Berlusconi. Ma l’Italia ha bisogno di trasversalità, in politica e nell’imprenditoria. Dobbiamo imparare a fare sistema”. Ecco, per esempio: lei lo avrebbe votato il Jobs Act? “Al volo”. E poi: “Ci sono cose che mi fanno arrabbiare in questo paese. L’Expo è un successo di pubblico: e va detto. Ma prendiamo il Mose, che è un altro esempio. Il Mose è una grandissima opera d’ingegneria. Di altissimo livello. Non è soltanto gli scandali, di cui si occuperà giustamente la magistratura”.

L’Italia ha bisogno di darsi una mossa, spiega Brugnaro

“Siamo solo 56 milioni di persone e siamo calati in un contesto di competizione internazionale che non fa sconti. Abbiamo un patrimonio di cultura, storia, capacità tecniche e industriali che non va buttato. L’Italia va messa nelle condizioni di correre”. E per farlo ci vuole un’altra politica. “Ci vuole della gente che viene dal mondo del lavoro”.