Bill Clinton si fa dare 500mila dollari a discorso «per pagare le bollette»

Quanto costa sapere il pensiero di un ex presidente americano? Fino a 500mila dollari a discorso, un bel gruzzolo “democratico”. Il protagonista è Bill Clinton, che però è disposto a far marcia indietro se la moglie Hillary sarà eletta alla Casa Bianca. Ma questo “scandalo” piomba sulla testa di Hillary proprio nel momento in cui i consensi sono in discesa, compromettendo la sua corsa. si dice disposto a rinunciarvi se la moglie Hillary tornerà alla Casa Bianca come prima donna presidente degli Stati Uniti.

 Bill Clinton cerca di correre ai ripari, ma è tardi

Bill corre ai ripari e accenna anche alla possibilità di “cedere”  sul suo ruolo nell’ambito della Fondazione Clinton passando probabilmente la mano alla figlia Chelsea. Ne dovrà discutere con Hillary però, perché sarà lei a decidere il da farsi. Ma intanto una prima volata alla moglia la dà nella speranza di placare le critiche di chi non manca di sottolineare le peculiarità della storia dei Clinton fin qui, chiedendosi se sia compatibile con un “loro” ritorno alla Casa Bianca. Perché non passano inosservati i 30 milioni di dollari che la coppia ha fatturato in 16 mesi principalmente grazie a discorsi e interventi pagati per i quali lo stesso Bill si era “giustificato”: «Devo pagare le bollette». Basta, niente più. I giornalisti si sono organizzati e, stando a indiscrezioni riferite dall’Huffington Post, coloro che seguiranno Hillary a distanza ravvicinata nella sua corsa hanno avuto un incontro con il suo staff proprio per mettere i puntini sulle “i”, niente notizie col contagocce.

Anche per Jeb Bush una corsa a ostacoli

Sull’affollato fronte repubblicano intanto si appresta a irrompere nella corsa Jeb Bush, che dovrebbe annunciare la sua candidatura ma che già sembra essersi guadagnato una pagella negativa. Il Washington Post a dare conto di opinioni che giudicano il suo operato fin qui al di sotto delle iniziali aspettative. Un problema di strategia, sostengono una serie di repubblicani che chiedono di restare anonimi. Sembra emergere adesso infatti un po’ troppo ottimismo nelle prime battute di una “corsa annunciata” che ha invece visto da subito l’ex governatore della Florida inciampare qua e là, liquidando così la convinzione che il suo approccio veloce, audace, sicuro avrebbe tenuto alla larga potenziali rivali e reso più leggero il peso del nome. Invece no: è già chiaro che Jeb con la sua eredità familiare dovrà fare i conti durante tutta la corsa. La cosa ha già mostrato i suoi limiti quando è stato chiamato ad esprimersi sulla decisione di George W. di intervenire in Iraq nel 2003. Jeb si e’ ‘incartato’: prima sì, poi forse, poi no. Ed è solo uno degli episodi che ha fatto scattare l’allarme tra i suoi, al punto che proprio in questi giorni e stato annunciato un “rimpasto” nella squadra che cura la sua campagna, appena in tempo per la discesa in campo lunedì.