Berlusconi sceglie Mihajlovic, il più “odiato” dalla sinistra. Ecco perché

Ormai è cosa fatta: Sinisa Mihajlovic avrà il compito di riportare il Milan in alto. L’ex calciatore e allenatore serbo subentra dunque a Pippo Inzaghi in un ruolo molto difficile, ma Miha ha detto in più occasioni che apprezza le sfide, e questa è quella giusta. Come i meno giovani ricordano, Mihajlovic arrivò in Italia nel 1992, acquistato dalla Roma, proveniente dalla Stella Rossa di Belgrado, con cui vinse la Coppa dei Campioni, e prima ancora dalla Voivodina, squadra serba della città di Novi Sad. In Italia all’inizio si pensava fosse croato, perché è di Vukovar, che si trova appunto in Croazia, ma lui è serbo, come non ha mancato di sottolineare in più occasioni. A Vukovar tra l’altro vi fu una battaglia famosa, nel 1991, tra serbi e croati. Con la Roma però Sinisa non legò mai, segnò un solo gol in oltre 50 partite. Nel 1994 passò alla Sampdoria, dove invece si trovò bene ed ebbe grandi soddisfazioni professionali. Ma fu con la Lazio, squadra alla quale approdò nel 1998, che Miha stabilì una relazione profonda, realizzandosi e diventando in poco tempo una autentica bandiera biancoceleste. la cui tifoseria è notoriamente considerata di destra. Rimase alla Lazio sei stagioni, vincendo un campionato, due Supercoppe italiane, una Super coppa europea, una Coppa delle Coppe e ben due Coppa Italia. Un palmarès di tutto rispetto, come si vede, anche considerando il fatto che lui non è un attaccante, ma un centrocampista, sia pure specializzato in super punizioni: Ricky Albertosi lo considerava uno dei più grandi esecutori di calci piazzati di tutti i tempi.

Mihajlovic e la sua grinta salveranno il Milan

Ma è il suo carattere, la sua grinta, che lo fanno amare: Mihajlovic non si arrende mai, è piuttosto “cattivo” in campo, e spesso si è lasciato andare a intemperanze. Come dimenticare i suoi insulti a Vieira e a Mutu? Ed è forse per questo che, non appena saputo del suo prestigioso incarico sulla panchina rossonera, sono iniziate le lagne politicamente corrette della sinistra, alla quale Sinisa non è mai piaciuto e non piacerà mai. Ma perché? Perché lui ha scelto la parte sbagliata, quella serba, lui ama la sua Patria e lo dice, lui non si unisce al coro dei buoni, ma fa parte dei cattivi, come la comunità internazionale e la sinistra dipingono – ingiustificatamente – i serbi, sostenendo che in modo manicheo che Belgrado era cattiva e tutti gli altri buoni. Ovviamente le cose non stanno così: Belgrado, Novi Sad e altre città sono state bombardate dai buoni del governo D’Alema, e non c’è niente da stupirsi se un patriota come Sinisa tenesse per Slobodan Milosevic anziché per i suoi nemico. Nella guerra dei Balcani le atrocità sono avvenute da tutte le parti, è inutile negarlo, solo che nell’immaginario internazionale, abilmente pilotato dai media, ai serbi è toccato recitare la parte dei mostri, perché agli Stati Uniti e all’Unione europea faceva comodo così, perché la loro visione del mondo è divisa in buoni e cattivi. Mihajlovic è un serbo, un uomo che ama la sua gente e a sua patria, e soprattutto è stato un grandissimo giocatore e oggi è un grande allenatore: è quello che ci vuole per far risorgere il Diavolo. E i tifosi rossoneri in un sondaggio hanno già indicato di gradire la scelta. Alle sinistre lasciamo il piagnisteo.