Belgio, deputato socialista scava un fossato anti-nomadi: così se ne vanno

Il problema dei nomadi è sentito in tutta Europa: ma quando a denunciarlo è la Lega e la destra, tutti gridano al razzismo, ma se a prendere provvedimenti concreti è un socialista di origine maghrebina, ecco che nessuno strilla più. Fa discutere la “trincea” anti-nomadi fatta scavare a Marcinelle, in Belgio, dal deputato socialista al parlamento della Vallonia Hicham Imane, belga di origine marocchina, presidente di un’azienda che si occupa di alloggi pubblici. Il fossato, lungo diverse centinaia di metri, e profondo un metro e mezzo, è stato realizzato attorno ad un terreno dell’azienda, per evitare che i nomadi, che ogni anno vi fanno sosta tra maggio e giugno, possano tornarvi. «Questi grandi assembramenti, senza il rispetto di alcuna regola non sono sostenibili, ma non ho preso una decisione così radicale a cuor leggero» afferma Imane, che alla tv belga Rtbl ha spiegato la sua decisione anche per spingere la politica a reagire e affrontare la questione. Era sempre la stessa storia, ogni anno in tarda primavera arrivavano 200 roulotte trainate da grandi automobili, e si fermavano su questi terreni comunali. È ovvio che questa sosta creava non poche preoccupazioni tra i residenti.

Il fossato anti-nomadi servirà a farli proseguire

Imane si dice convinto che adesso probabilmente le autorità decideranno di muoversi, di sedersi attorno a un tavolo e decidere cosa fare: se creare un’area attrezzata per ospitare i nomadi oppure semplicemente recintare il terreno, che è proprietà privata, per impedire l’accesso a chiunque. In ogni caso, ci vogliono soldi, e le autorità devono prendersi le loro responsabilità. Imane non è nuovo a iniziative provocatorie: in occasione della sua candidatura alle elezioni, costruì un sito chiamato “Perché non voterei mai per un arabo”, riscuotendo anche un certo successo mediatico. «Quello che voglio alla fine – dice Imane – è un controllo sui nomadi. Non è possibile che gin volta ci giriamo da un’altra parte». Insomma, i “muri” o i fossati, vanno molto di moda in questo periodo: dopo quello che sta facendo costruire l’Ungheria di Viktor Orban lungo il confine serbo, adesso c’è pure l’eccentrico miliardario Donald Trump che, in un discorso fatto per presentare la sua candidatura alle elezioni presidenziali americane, annuncia l’intenzione di costruire un gigantesco muro lungo tutto il confine col Messico, per impedire l’immigrazione clandestina: «E farò in modo che sia il governo messicano a pagarlo», ha aggiunto Trump.