Chi è Bee Taechaubol, da lavapiatti a proprietario di mezzo Milan

È ufficiale la cessione del 48% della quota da parte di Silvio Berlusconi all’imprenditore tailandese Bee Taechaubol. Nelle casse rossonere entreranno ben 470 milioni di euro. In un primo momento Berlusconi avrebbe rifiutato un’offerta di un miliardo di euro per il cento per cento del Milan avanzata da mister Bee. Nella tarda serata di giovedì, il tycoon tailandese si sarebbe presentato a villa San Martino, residenza di Arcore del presidente, offrendo un miliardo di euro per la totalità del Milan. Berlusconi avrebbe quindi convocato i vertici di Fininvest e, dopo due ore di colloquio, avrebbe declinato l’offerta dichiarando di essere in cerca solo di soci di minoranza interessati ad investire nella società. Qualche segnala sulla trattativa in dirittura d’arrivo era arrivato da persone vicine all’entourage tailandese. «Il Milan non è solo un club, è una religione – ha twittato poche ore prima Victor Pablo Dana, molto vicino a mister Bee replicando a dubbi e incitamenti dei follower – Per favore comprendete che tutte le parti hanno bisogno di tempo per prendere la giusta decisione. Stiamo facendo del nostro meglio». Da parte sua, Berlusconi ha definito l’accordo, «una cosa buona per il Milan».

Chi è Bee Taechaubol: da lavapiatti a miliardario

«A 14 anni facevo il lavapiatti e a 16 ero già nel business dell’immobiliare. Ho lavorato in un ristorante di proprietà dei miei genitori in Australia, volevano che imparassi le vere difficoltà della vita. Poi, ho creato una compagnia online che operava nel mercato immobiliare, che fece ottimi profitti». Si è raccontato così Bee Taechaubol, che ha 41 anni, in un’intervista dei giorni scorsi. Proprio in Australia negli anni ’90 è nata la sua passione per i rossoneri e che “mai” avrebbe potuto investire su un’altra squadra. «La Baronessa Rothschild mi segnalò che era possibile un investimento nel Milan – ha raccontato Taechaubol in un’intervista a Goal.com -. La sua famiglia non è molto interessata al calcio e, come me del resto, mai si sarebbero lanciati in un affare sul quale non avessero nutrito una  vera passione. Ho iniziato a seguire il calcio italiano nei primi anni ’90, quando il Milan era fortissimo e la Serie A era il campionato da guardare per eccellenza. Ai tempi ero in Australia, conoscevo tanti ragazzi di origine italiana e insieme a loro seguivo le partite. Mi ha sempre appassionato, mai avrei deciso di investire in un altro campionato». «Per questo ho sempre pensato: o investo sul Milan, oppure nulla» ha aggiunto il broker che nel 1997 «quando scoppiò la crisi del Sud-Est asiatico» e la sua famiglia «si trovò piena di debiti» lasciò l’Australia da ingegnere civile «con 2.000 dollari in tasca». Quasi vent’anni dopo prova a diventare azionista della squadra che un tempo ammirava. «Mai avrei potuto investire in un altro club, e avrei declinato comunque l’eventualità di essere coinvolto in un’altra iniziativa».