Assalirono gazebo della Lega, Magazzino 47 verso la chiusura

E’ stato disposto l’obbligo di firma, dopo le indagini degli agenti della Digos, per tre frequentatori del Centro sociale Magazzino 47 ritenuti responsabili del danneggiamento di un banchetto della Lega Nord in Corso Palestro a Brescia lo scorso 30 maggio. Sono accusati di «attentato contro i diritti politici di privati cittadini, commesso in concorso fra loro ai danni di sostenitori del partito politico Lega Nord».
Le indagini della Digos, sulla base di quanto riferito dai testimoni nonché con l’aiuto delle immagini registrate dalle telecamere in strada, hanno permesso di identificare i tre responsabili dell’aggressione. L’autorità giudiziaria, spiega la Questura di Brescia, «ritenuta la scarsa capacità degli stessi di rispettare le regole della civile convivenza e la natura politica dell’aggressione», ha imposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione negli uffici di polizia giudiziaria quattro volte a settimana.
In un gazebo della Lega si stavano raccogliendo le firme per l’abrogazione della Legge Merlin quando un gruppo di antagonisti, sette persone, ha preso di mira gli esponenti del Carroccio.
Il gruppo di delinquenti ha, dapprima, strappato una bandiera della Liga Veneta, che era esposta a fianco a quella della Lega Lombarda, e, poi ha buttato giù il gazebo, prima di scappare lasciando sui tavoli del banchetto alcuni adesivi del centro sociale Magazzino 47.
Il Centro Sociale Magazzino 47 è considerato uno dei covi più violenti e sono oramai numerose le persone che ne chiedono la chiusura incondizionata per le gravi azioni di intimidazione e di danneggiamenti. Una vera e propria cloaca a cielo aperto.
Il 3 novembre 2014 sempre gli attivisti del Centro Sociale Magazzino 47 erano stati protagonisti di una serie di violenze contro le forze dell’ordine aggredite con un fitto lancio di pietre oltreché di fumogeni e uova in occasione della visita di Renzi a Brescia proprio perché il gruppetto di delinquenti, circa duecento tra giovani e stranieri, aveva tentato di sfondare il cordone di polizia per raggiungere la Palazzoli, l’azienda che ospitava quel giorno l’assemblea degli industriali.
Alla fine il bilancio era stato di un sostituto commissario di polizia ferito alla spalla e con una prognosi di 20 giorni e di un carabiniere colpito ad un polso  dopo essere stato strattonato dai manifestanti che avrebbero tentato di togliergli lo scudo paracolpi.
Appena pochi giorni fa, l’11 giugno, uno degli esponenti del Magazzino 47, Mauro Renica, 30 anni, era stato arrestato dalla polizia di Cremona con l’accusa di devastazione perché identificato come uno degli antagonisti che il 24 gennaio scorso, durante una manifestazione antifascista, partecipò a duri scontri a Cremona mettendo a ferro e fuoco la città scagliandosi contro le forze dell’ordine.
Renica è stato riconosciuto dagli agenti della Digos di Brescia attraverso i filmati girati dagli stessi agenti quando vennero distrutte vetrine di banche, bancomat e perfino la caserma della polizia locale cremonese.
Il 30enne si sarebbe mosso per le strade di Cremona impugnando un bastone, avrebbe poi lanciato fumogeni e oggetti contro le forze dell’ordine e infine dato fuoco ad alcuni sportelli bancomat.
«Con questa operazione abbiamo attribuito precise responsabilità penali ad un soggetto che, in prima persona, con condotte violente, ha partecipato alla devastazione della città di Cremona», disse nell’occasione il dirigente della Digos di Brescia Giovanni De Stavola.
Il 21 marzo un gruppo di esponenti del Magazzino 47 assieme a diversi immigrati aveva tentato di sfondare il cordone di polizia per occupare Piazza Loggia, cuore del centro di Brescia per estorcere il rilascio dei permessi di soggiorno agli stessi immigrati.
Gli uomini della Questura hanno poi bloccato un furgone sul quale viaggiavano tre antagonisti identificati e a bordo del quale sono state trovate diverse taniche di benzina.
Il 22 marzo erano state invece denunciate 20 persone, 10 immigrati e 10 italiani del Centro Sociale Magazzino 47, fra cui il loro leader, Umberto Gobbi, con l’accusa di occupazione abusiva per aver occupato il quadriportico di Piazza Vittoria, nel cuore della città dopo la manifestazione dei centri sociali contro la sanatoria 2012 per i permessi di soggiorno. poche ore dopo lo sgombero 150 esponenti del Centro sociale Magazzino 47 si erano nuovamente riversati in Piazza della Loggia intenzionati a raggiungere in corteo la Prefettura.
Gobbi, 50 anni, irriducibile esponente della sinistra antagonista bresciana e fondatore di Radio Onda d’Urto, si definisce un  comunista libertario non ortodosso e si duole delle sue notevoli proprietà immobiliari ereditate dal padre. Insomma uno dei soliti figli di papà che si dilettano a fare i rivoluzionari.