Le aperture ai gay agitano la Chiesa. E il Papa media in vista del Sinodo

I temi nuovi dei tempi nuovi non dividono solo i partiti, ma persino la Chiesa, per quanto l’accostamento tra sacro e profano sia certamente irriverente. Ma tant’è: a quattro mesi dall’apertura del Sinodo sulla famiglia, che ad ottobre dovrà trarre conclusioni definitive da sottoporre al Papa, compresa la linea da adottare sui controversi temi della comunione ai divorziati risposati e delle unioni omosessuali, il clima sotto il Cupolone è già surriscaldato. Se n’è accorto lo stesso Papa Francesco presiedendo, il 25 e il 26 maggio scorsi, i lavori della Segreteria del Sinodo. Erano i giorni immediatamente a ridosso del referendum che ha introdotto le nozze gay nella “cattolicissima” Irlanda e la valanga di “sì” si è fatta sentire subito.

È scontro sotto il Cupolone tra “conservatori” e “innovatori”

 

In quell’occasione è stato proprio il Pontefice a chiedere ai presenti di parlare con «franchezza». Ne ha subito approfittato il cardinale Gerhard Mueller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, per esprimere con toni tutt’altro che concilianti la preoccupazione e l’opposizione del fronte conservatore a qualsiasi innovazione possa mettere a rischio la tenuta della dottrina. Secondo voci bene informate, tuttavia, il papa sembrerebbe orientato a non indietreggiare rispetto alla necessità di trovare una soluzione mediata tra innovatori e conservatori.  Nel frattempo si moltiplicano le iniziative editoriali. Come la petizione pro-famiglia diffusa gratuitamente  in queste ore dalle librerie specializzate in temi religiosi. La petizione, sottoscritta a livello internazionale da cardinali, tra cui l’americano Raymond Burke, vescovi, politici e uomini di cultura fu inviata già al Papa qualche tempo fa. Si tratta di un opuscolo-questionario articolato in cento domande su tematiche come la sessualità, l’indissolubilità del matrimonio, il divorzio, l’omosessualità, la dichiarazione di nullità del matrimonio, la comunione ai divorziati risposati.

Francesco vuole una soluzione mediana per il Sinodo di ottobre

Le risposte aderiscono perfettamente alla dottrina della Chiesa. Un esempio? Replicando ai vescovi che hanno sostenuto che riconoscere le coppie omosessuali costituisca «un discorso di civiltà» oppure che l’unione gay potrebbe essere assimilata a quella matrimoniale attraverso una «benedizione», il testo, che fa ampio riferimento al Catechismo cattolico recita: «L’unione omosessuale è una convivenza erotica tra amanti che comporta l’uso contro natura della sessualità. Pertanto l’unione omosessuale è gravemente peccaminosa e non è assimilabile a quella matrimoniale, tantomeno può essere benedetta dalla Chiesa; anzi, bisogna opporsi ai recenti tentativi di legalizzarla sotto qualunque forma».