Adriano Sofri rinuncia all’incarico. Figuraccia del ministero della Giustizia

Adriano Sofri dimostra di avere più buon senso del governo italiano. Decidendo di rinunciare all’incarico – o alla consulenza, o a qualsiasi cosa fosse – che il ministro di Grazia e Giustizia aveva proposto per lui, ha compiuto un gesto doveroso e responsabile, certo più responsabile di quelli che avevano avuto la strampalata idea. Le prime proteste contro la decisione di chiamare Sofri in qualità di esperto per riformare il sistema penitenziario italiano erano arrivate di mattina presto dal Sappe, il sindacato di Polizia penitenziaria, che aveva giudicato la decisione del ministro Andrea Orlando «grave e inaccettabile». Al Sappe aveva immediatamente fatto eco Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap, secondo cui la scelta di Sofri «segue un filo logico alla stessa stregua degli incarichi agli ex terroristi ed ex estremisti Azzolini e Pizzo conferiti dal sindaco Pisapia a Milano o la nomina a docente universitario dell’ex devastatore di città Francesco Caruso. Questi personaggi purtroppo – dice Tonelli – riempiono gli ambienti della pseudo cultura autoreferenziale italiana, migliaia di persone che hanno posti d’oro nel circuito politico, incarichi istituzionali o pubblici di prestigio, che tengono conferenze per pontificare su non si sa quali protocolli morali ed etici. Le vittime invece sono spesso dimenticate e i loro figli, anche grazie alla battaglie condotte del Sap, se va bene ottengono un posto nella pubblica amministrazione, dovendo dire addirittura grazie». Moltissimi esponenti politici di centrodestra avevano poi criticato duramente la scelta, finché non era intervenuta autorevolmente la famiglia Calabresi, ossia la famiglia di quel commissario di Polizia Luigi, fedele servitore dello Stato, assassinato a freddo da terroristi di Lotta Continua di cui Adriano Sofri è stato indicato come mandante. «Sentire pareri diversi è sempre giusto ma non comprendo la scelta di far sedere Sofri al tavolo della riforma. Spero che Orlando lo spieghi», ha infatti scritto su Twitter Mario Calabresi, direttore della Stampa e figlio di Luigi, per il cui omicidio Adriano Sofri è stato condannato a 22 anni. Da parte sua la vedova del commissario, Gemma, ha detto che «mi sembra una scelta incomprensibile». Gemma Calabresi non ha voluto aggiungere altro se non sottolineare di non essere stata informata della decisione: «Non ne sapevo nulla». Successivamente il ministero di Grazia e Giustizia ha tentato di confondere un po’ le acque, sostenendo che l’incarico non era di consulenza, fino a che lo stesso Sofri non ha chiarito la sua posizione: Sofri replica così, sul sito del Foglio, alle polemiche sulla sua presunta consulenza sulla riforma delle carceri. Ridimensionando il peso del contributo che gli era stato richiesto, precisa di aver rinunciato: «Si è sollevato un piccolo chiasso attorno alla mia “nomina” da parte del ministro della Giustizia come “esperto” di carcere. Il mio contributo – sottolinea l’ex leader di Lotta Continua – si era limitato a una conversazione telefonica con un autorevole giurista, e all’adesione a una eventuale riunione futura. Alla quale invece non andrò, scusandomene coi promotori, perché ne ho abbastanza delle fesserie in genere e delle fesserie promozionali in particolare». Tra l’altro, a questi Stati Generali era stato escluso il rappresentante della Polizia penitenziaria.

Il ministro Orlando: non ci attendevamo polemiche sul nome di Sofri…

Immediatamente il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha twittato: «Ha fatto bene Sofri a rinunciare all’incarico al ministero della Giustizia. Si è dimostrato meno peggio di chi glielo aveva dato». In tarda serata arriva anche una mezza smentita del ministro Andrea Orlando, secondo cui «non c’era nessun tipo di consulenza né tantomeno di incarico retribuito» per Adriano Sofri. Il ministro ha poi aggiunto: «Mi dispiace per queste polemiche, così come mi dispiace se una cattiva comunicazione da parte nostra può avere ingenerato equivoci, soprattutto nelle persone che sono state più ferite da vicende del passato», ha proseguito, sottolineando sorprendentemente che non si attendeva una polemica sul nome di Sofri. Se non se la attendeva vuol dire che non conosce la storia di questa nazione. A lui replica ancora una volta il sindacato Sappe, smentendolo, che sottolinea: «Prendiamo atto con favore che Adriano Sofri ha rinunciato all’incarico di coordinatore del tavolo tecnico istruzione, cultura, sport decretato con atto ufficiale del ministro della Giustizia del 19 giugno scorso», afferma in una nota il segretario generale del Sappe, Donato Capece. «Restiamo convinti – aggiunge – che una persona condannata a 22 anni di carcere con più sentenze passate in giudicato quale mandante dell’omicidio del Commissario di Polizia Luigi Calabresi avvenuto a Milano nel 1972 sia la meno indicata per presiedere un tavolo istituzionale sulla riforma dell’esecuzione penale. Resta inteso che le fesserie di cui parla Sofri non possono essere certo i dati oggettivi forniti sulla sua nomina ministeriale, avvenuta per decreto, ma evidentemente quelle ricostruzioni o quelle giustificazioni che non reggono con la realtà oggettiva delle cose. Il decreto ministeriale firmato da Orlando è chiaro, come è chiara la norma che prevede espressamente che ai coordinatori dei tavoli tecnici compete il “rimborso delle spese documentate”. Non c’è scritto che si tratta di consulenza a titolo gratuito, insomma, e sono financo indicati i capitoli dl Bilancio del ministero della Giustizia sui quali far gravare le spese. Rimaniamo comunque perplessi – conclude Capece – che sia stato indicato Adriano Sofri e vorremmo capire perché e da chi».