Addio a Dick Van Patten, mitico papà della Famiglia Bradford

Famiglia Bradford e proseliti del suo rito tv in lutto: è morto Dick Van Patten, indimenticabile papà televisivo della numerosa prole. L’attore se n’è andato in silenzio, a 86 anni. Così come con discrezione e riserbo si era allontanato dalle scene già diverso tempo fa, dopo il successo del popolare telefilm degli anni Settanta, spaccato di un’epoca e simbolo di un modello domestico ancora lontano dal prototipo della famiglia “allargata”. Una ciurma di figli, quella capitanata da Van Dick nei panni di Tom Bradford (non per niente il titolo originale era Eight is enough), che in una galleria di maschere e personaggi al servizio di storie di ordinaria quotidianità, ha raccontato il volto sano, generoso, florido e prolifico dell’America a cavallo tra gli anni Settanta e gli edonistici anni Ottanta, tra Jimmy Carter e l’era reaganiana.

La Famiglia Bradford,  il volto paterno della tv

Van Patten si è spento al Saint John’s Hospital di Santa Monica, in California, per complicazioni legate al diabete. Difficile non immaginare al suo capezzale gli otto vulcanici figli televisivi, con due dei quali, (Willie Aames-Tommy Bradford e Adam Rich-Nicholas Bradford) in particolare, l’attore newyorkese, figlio di madre italiana, aveva stretto e mantenuto rapporti di amicizia e vicinanza anche ben oltre la fine della saga tv. Una carriera di livello costellata di successi e riscontri, la sua, anche se non urlata a livello internazionale e punteggiata dal gossip, cominciata a Broadway da bambino, quando Dick Van Patten aveva solo nove anni, e proseguitia poi grazie a numerosi telefilm di grande successo, come Happy Days, Love Boat, The New Dick Van Dyke Show, L’uomo da sei milioni di dollari, Barnaby Jones e, di recente, Arrested Development, That ’70s Show e Hot in Cleveland.

Van Patten dal piccolo al grande schermo

Nato a New York. Di origini italiane da parte di madre; fratello maggiore dell’attrice Joyce Van Patten e del regista Tim, Dick ha lavorato con soddisfazione anche nel cinema girando pellicole come Tutto accadde un venerdì, di Gary Nelson (1976), e commedie firmate Mel Brooks come Alta tensione (1977), Balle spaziali (1987) e Robin Hood – Un uomo in calzamaglia (1993). Ma senza dubbio il ruolo della sua vita è sempre stato quello di Tom Bradford, patrairca tv e volto ottimista di un’America a tinte pastello e volutamente ingenua, anche se ormai irreversibilmente pronta ad essere svezzata a colpi di dura realtà. Un’America, quella portata sul piccolo schermo dalla mitica serie, incarnata dalla piccola e rassicurante dimensione di Sacramento, e che relega sullo sfondo la guerra del Vietnam attraverso l’ingresso nella serie di Sandra Sue, nella fiction Abby Abbott, vedova di un ufficiale caduto durante la guerra del Vietnam, e approdata in casa Bradford come insegnante di sostegno di Tommy che, fattosi male ad una gamba, non poteva frequentare la scuola.

La Famiglia Bradford

Quella della Famiglia Bradford, infatti, è l’America dei principi saldi e dai valori tradizionali indiscutibili che ad ogni morale della favola fa capolino tra le righe della sceneggiatura seriale che, in ogni singolo episodio, prevede il confronto, il dialogo e l’arringa del mitico patriarca alle prese con uno dei suoi otto figli, di età compresa tra gli 8 e i 23 anni (rispettivamente dal più grande al più piccolo: David, Mary, Joanie, Susan, Nancy, Elizabeth, Tommy e Nicholas). Tutti protagonisti di un successo sociologico, prima ancora che mediatico, che ha di diritto conquistato il cuore di milioni di spettatori nel mondo e di diverse generazioni. Un successo che non a tutti loro ha portato bene, a partire da Diana Hyland, l’attrice chiamata a interpretare il ruolo della paziente moglie di Tom, scomparsa prima delle riuprese della seconda serie per un male incurabile. Un successo che non ha sorriso proprio a tutti dal momento che, per esempio, l’attrice che impersonava Mary (Lany O’ Grady) è morta nel 2001 per una intossicazione da farmaci che ha fatto parlare all’epoca della dipartita di suicidio; che i due maschietti minori della banda, Tommy e Nicholas, al secolo rispettivamente Willie Aames e Adam Rich, hanno avuto fin da giovanissimi problemi con alcol e droga, mentre la povera Susan della saga (Susan Richardson) combatte tuttora con i sintomi di una invincibile depressione e con uno stato di indigenza che la costringe a vivere in una roulotte. Un epilogo triste, quello di diversi protagonisti della Famiglia Bradford che, una volta di più, contrasta con l’atmosfera positiva e i toni edulcorati della serie, ingredienti che hanno condito con successo il seguitissimo serial e che tanto hanno contribuito all’affermazione dell’intramontabile – per quanto datato – racconto tv.