A Stromboli un’eruzione di arte ecologica, senza luci e microfoni

Spettacoli senza luci, ma con l’illuminazione naturale della luna, senza microfoni ma con le voci vere scolpite nell’ugola e quel leggero tocco di raucedine che non guasta, su un palcoscenico che cambia luogo e conformazione, lo scoglio, la spiaggia, le pendici del vulcano. E in scena, artisti veri, attori, ballerini, cantanti, spogliati dagli orpelli tecnologici davanti al cono dello Stromboli, come in un rito di purificazione da un inverno di fiction televisive e politiche, di esibizioni virtuali sui social e di arte dell’inganno consumata sui media e nella vita reale. La festa del Teatro ecologico di Stromboli, dal 12 al 19 luglio, in 8 giorni di performance dal vivo e ad ingresso libero, con decine di artisti da tutto il mondo, svelerà l’altra faccia del mondo dello spettacolo, quella dell’improvvisazione, non del copione ma del contesto. Di sera in sera, la luce bisognerà cercarsela, al massimo riesumando antiche lampare dei pescatori che il “light designer”, nonché  attore, Hossein Taheri, è andato a scovare in una lontana fabbrica del nord dove custodivano attrezzi di illuminazione ormai tramandati solo nella tradizione orale di chi va per mare.

La “festa” di Stromboli dedicata allo straniero

Al centro della II edizione del festival è la figura dello “straniero”, (l’estraneo, il profugo…) e il tema dell’appartenenza (a un luogo, a una cultura, a una lingua) e della proprietà (di cosa possiamo dire “ è mio”?). Ma il simbolo è Frank Sinatra, lo “stranger in the night” da celebrare, nel centenario della sua nascita. Sinatra incise una canzone dedicata a Stromboli, inizialmente concepita come colonna sonora dell’omonimo film di Rossellini. Alla protagonista del film, la profuga Karen, è dedicata una Ode a Karen (15 luglio) dall’artista svedese Marie Ohrn, che vuol essere anche un omaggio a un’altra famosa straniera che avrebbe compiuto 100 anni quest’anno: Ingrid Bergman. Tra gli altri eventi in programma: seminario per voce e testo di Metodo Linklater (con Nuria Castano Gutierrez, Oliver Mannel e Natsuko Ohama); letture da Lo Straniero di Albert Camus (13 luglio) e dalle Argonautiche di Apollonio Rodio l’amore fra “stranieri” di Medea e Giasone (16 luglio); performance per pianoforte e voce dal Pranzo di Babette di Karen Blixen (15 luglio), nel corso della quale una cuoca “straniera” (è veneta) di Stromboli cucinerà una sua specialità e poi ancora workshop di tango, concerti di musica classica, jazz, pop e alternative; danza contemporanea sulla spiaggia (14 luglio), laboratori per i bambini della Scuola in Mezzo al Mare; realizzazione di un orto sinergico di erbe curative; una lettura condivisa di storie di profughi in collaborazione con Medici senza Frontiere (19 luglio) e il progetto “#milionidipassi”; laboratorio di giornalismo ambientale con la scuola dei Giornalisti nell’Erba e una notte (17 luglio) dedicata alle stelle e alle loro storie.

L’ecologia che si fa arte sull’isola

Il grande regista del festival è Alessandro Fabrizi, che inquadra così il contesto nel quale ha dato vita alla formula del teatro “ecosostenibile”: «C’è un invito di ecologia, per rispettarlo e renderlo protagonista, per mettersi in relazione con quel paesaggio e dialogarci, invitandolo a farsi “scena” della performance. L’anno scorso Laura Mazzi ha letto le poesie che Emily Dickinson scrisse sui vulcani e sul sole proprio ai piedi del vulcano e a poche centinaia di metri dal cratere che ha attivamente partecipato alla performance con le sue eruzioni, su una piattaforma a picco sul mare, difronte al sole che iniziava la sua discesa. E al termine dell’ultima poesia, il sole ha toccato, davanti a tutti noi, l’orizzonte fra cielo e mare, dando inizio al tramonto. Di chi è stata la regia di questo evento? Ecologia, natura, è questo il gioco». E quest’estate si ricomincerà a giocare.