Whirlpool chiude in Italia: operai davanti al consolato Usa

Contro l’annunciata chiusura dello stabilimento Whirlpool-Indesit di Carinaro, in provincia di Caserta, alcune decine di lavoratori dello stabilimento hanno costituito un presidio con striscioni all’esterno del Consolato Usa di Napoli. I dipendenti hanno anche scritto una lettera da consegnare al Console Colombia Barrosse in cui chiedono il suo intervento presso la multinazionale degli elettrodomestici per scongiurare la chiusura di un sito «dalle enormi potenzialità». Sulla questione, particolarmente duro il giudizio di Carmelo Barbagallo, segretario nazionale della Uil: «Molte multinazionali vengono a fare shopping nel nostro Paese, comprano le aziende, sfruttano quello che possono e poi lasciano i disoccupati qui».

Whirlpool: domani l’incontro con i sindacati

«Non vogliamo essere né fiduciosi né sfiduciati – ha proseguito Barbagallo rispondendo a una domanda sul l’incontro di domani – ma vogliamo essere determinati». «Il confronto deve essere portato alla presidenza del Consiglio se non bastano quelli con i vari Ministeri – ha aggiunto – perché bisogna dare risposte certe ai lavoratori del Mezzogiorno che rischiano il posto di lavoro e sappiamo che se si perde un posto di lavoro è difficile trovarne un altro». «Il governo deve impegnarsi a far rispettare gli accordi – ha sottolineato – Servono delle leggi europee anche per quanto riguarda il rispetto delle impostazioni produttive, occupazionali delle multinazionali». «Non possiamo combattere le multinazionali a Caserta o ad Avellino, ma nei luoghi deputati e il Governo deve darci una mano – ha concluso – Matteo Renzi non può dire che è stata una cosa fantastica e poi scoprire che di fantastico c’era solo il piano industriale».

Vendita Whirpool: quando Renzi parlò di operazione fantastica

Whirlpool punta 500 milioni di investimenti sul piano in Italia per l’integrazione con Indesit Company, acquisita a ottobre 2014. È un piano di crescita della produzione ma il prezzo è alto: chiudono la fabbrica di Carinaro (Caserta) ed il centro di ricerca di None (Torino), e gli esuberi salgono a 1.335, 395 in più rispetto ai 940 del “piano Italia” della vecchia Indesit su cui si era faticosamente raggiunto un accordo con i sindacati al tavolo con il governo.