Voto nel Regno Unito mai così incerto. Per il Times deciderà il tempo…

Anche il sondaggio di YouGov, l’unico che nei giorni scorsi avesse assegnato un vantaggio ai Conservatori, indica ora parità assoluta fra i Tory del premier David Cameron e il Labour di Ed Miliband in vista del voto di giovedì prossimo in Gran Bretagna: il 33 per cento ciascuno, riporta il Sun. Seguono gli anti-Ue dell’Ukip al 12 e i LibDem al 10. Stando al Guardian, tuttavia, parte dell’elettorato conservatore potrebbe spostarsi sui LibDem tatticamente pur di salvare la possibilità della sola coalizione plausibile per tenere Cameron a Downing street. Nelle elezioni britanniche più imprevedibili dal Dopoguerra, anche il meteo potrà avere un effetto determinante. È quanto si legge sul Times, che cita alcuni studi sull’influenza del clima nelle decisioni dell’elettorato. Una giornata di pioggia potrebbe diminuire la propensione al rischio dei votanti e spingerli quindi a scegliere un partito conservatore. Il sole invece avrebbe un effetto opposto, incoraggiando gli elettori a rischiare scommettendo su una alternativa di sinistra. In generale però il clima sarà variabile, nella tipica tradizione britannica, e così sempre più simile a un panorama politico del tutto imprevedibile. Incuranti delle condizioni meteo, i leader dei maggiori partiti sono impegnati in un rush finale per conquistare i voti degli indecisi. Il premier Cameron, il laburista Ed Miliband e il libdem Nick Clegg stanno percorrendo migliaia di chilometri in tutto il Paese e partecipando a decine di comizi e incontri con gli elettori. L’esito incerto delle elezioni e la prospettiva concreta di un “parlamento appeso” avrà un impatto tutto sommato limitato sui mercati finanziari. A meno che dalle urne non esca un governo di coalizione tra Conservatori e il partito degli euroscettici, Uk Indipendence Party, che farebbe aumentare la probabilità di un cosiddetto Brexit. Lo dice la società di trading Ig in vista della tornata elettorale. «Crediamo che l’impatto sui mercati finanziari sarà limitato soprattutto in un’ottica di medio/lungo periodo», sostiene Filippo Diodovich di Ig segnalando come unica eccezione l’eventuale coalizione Conservatori-UKip. Nel brevissimo periodo, invece, l’incertezza post elettorale potrebbe tradursi con una fase di volatilità sui mercati. La previsione è di una sterlina debole verso il dollaro e un apprezzamento rispetto all’euro.

Il Regno Unito affronta il rischio dell’hung parliament

L’hung parliament – letteralmente “parlamento appeso” – è ora l’ombra che incombe sui risultati delle prossime elezioni. Si ha quando nessun partito ottiene dalla urne una chiara maggioranza, ossia più della metà degli scranni della House of Commons.  Dal 1945 al 2010 si era materializzata una sola volta, nel 1974. Adesso sembra invece destinata a imporsi per due legislature di fila. Ma quali possono essere le conseguenze a Westminster? Il Regno Unito in questa tornata elettorale resta diviso in 650 collegi uninominali. Il risultato perfetto, secondo la tradizione britannica, si ha quando un partito riesce a totalizzare 326 seggi: obiettivo ora remoto, sondaggi alla mano, per i due partiti maggiori, Conservatori e Laburisti. Parallelamente all’indebolimento relativo delle due forze storicamente dominante, si allarga viceversa la platea delle formazioni minori in grado di conseguire seggi, trasformando in multipartitico un sistema la cui stabilità è stata fondata per lungo tempo su un gioco a due o al massimo a tre. Le previsioni attribuiscono questa volta deputati, oltre che a Tory e Labour, agli euroscettici dell’Ukip (indicati come terza forza nazionale in termini percentuali) e ai Libdem (seppure in calo). Ma anche a forze di nicchia come i Verdi (in ascesa) o a movimenti locali come gli unionisti nordirlandesi del Dup, gli autonomisti gallesi di Pleid Cymru e soprattutto gli indipendentisti scozzesi dello Snp, che concentrando i consensi possono fare man bassa nei collegi di casa loro dove veleggiano oltre il 50%. Quanto alle regole della consultazione, non cambia invece nulla. I seggi saranno aperti dalle 7 (le 8 in Italia) alle 22. E subito dopo ci saranno i primi exit poll. Gli aventi diritto al voto sono i cittadini britannici dai 18 anni in su, circa 45 milioni di persone. Sono esclusi dalle urne i “pari” della Camera dei Lord, i carcerati condannati, chiunque (anche non detenuto) sia stato condannato per frode elettorale nei 5 anni precedenti, chi sia legalmente incapace di intendere e di volere.