Voleva sparare in faccia ai magistrati, Nichi Vendola la candida in Puglia

Orecchini pendant di brillantini a forma di C (Chanel o Carmela?). Minigonna vertiginosa. Scollature generose. Trucco pesante. Piercing sul naso. Tatuaggi reticolari a coprire braccia e spalle come nella migliore tradizione velinara. Jeans modaiolamente strappati sulle cosce. No, tranquilli, quella che schierano Nichi Vendola , il senatore Sel Dario Di Stefano e il candidato a governatore della Puglia per il centrosinistra, Michele Emiliano, come candidata di “Noi a Sinistra per la Puglia” non è una volgare velina. E neanche una escort pugliese. Ci mancherebbe altro. Carmela Cenicola è solo la sorella di Vincenzo Cenicola, 30 anni, condannato a 8 anni e mezzo per l’omicidio di Fabrizio Pignatelli ammazzato a 26 anni a colpi di pistola il 30 agosto 2011 a Lucera, nei pressi del suo circolo privato, “Atlantic City”, perché incappato in una guerra fra cosche scatenata per conquistare il territorio foggiano e serenamente esercitare le estorsioni e il traffico di droga.
Vendola che, in genere, pretende dai suo avversari pure il Dna dei trisavoli, stavolta di si è dimenticato di verificare se la sua candidata avesse qualche vicina parentela imbarazzante. Ma è una cosa normale a sinistra. Un doppiopesismo morale e giudiziario che è la vera cifra della sinistra di lotta e di governo. La cronaca politica è piena zeppa di questi esempi. Sarebbe strano il contrario. Ma, per fortuna, Vendola non ha rinunciato a questa sana tradizione di additare la pagliuzza negli occhi degli avversari dimenticando le travi negli occhi dei suoi candidati.

Carmela Cenicola candidata da Vendola intercettata in carcere

Comunque Carmela è una bravissima ragazza tutta politica e famiglia. Ecco, la famiglia le ha dato qualche problemino nel passato. Niente di che, intendiamoci. E’ stata solo intercettata nel 2001 mentre in visita, nel carcere di Ariano Irpino, al fratello Vincenzo lì recluso, si sfogava così, con grande signorilità ed equilibrio parlando dei magistrati Domenico Seccia e Alessio Marangeli che indagavano sulla sua famiglia: «Seccia ce l’ha con noi, ha detto che vuole schiacciare i Cenicola sotto i piedi…gli avessimo rotto il culo a quello…». Chapeau.
Diciamo la verità: quale candidato non ha mai detto di un magistrato «…gli avessimo rotto il culo a quello»?
Sono cose che normalmente si dicono quando si sorseggia un tè con le amiche.
Disgraziatamente Carmela Cenicola viene intercettata una seconda volta, due anni dopo, mentre è in visita al figlio Alberto recluso nel carcere di Foggia. Forse Nichi Vendola l’avrà scelta come candidata proprio per l’eloquio esplicito e senza peli sulla lingua che ha la signora. Sentite cosa dice parlando molto carinamente dell’altro magistrato Alessio Marangelli: «Se io avessi una pistola e non avessi nulla da perdere, per le cattiverie che sta facendo gli sparerei in fronte davanti a tutti quanti…questa è cattiveria, cattiveria, cattiveria!». Ammettiamolo, per quanto alterata, dimostra un raro rispetto della magistratura. Altro che Silvio Berlusconi.
Purtroppo non la pensano così né i magistrati, né l’organismo che vigila sulla loro sicurezza.
A rendere complicate le cose ci pensano quei lazzaroni dei due fratelli della signora, Vincenzo e Michele Cenicola. Che, in udienza, minacciano apertamente il magistrato: «A questo ci pensiamo noi quando usciamo». Loro finiscono indagati e vengono rinviati a giudizio. I due magistrati finiscono sotto scorta. E Carmela viene indagata per minacce, processata, condannata a due anni di carcere e poi assolta in secondo grado insieme da altre 34 persone. Un curriculum a dir poco perfetto per i campioni del garantismo di sinistra.