Scuola, tutti contro Renzi: in piazza la protesta dei “gessetti rotti”

Tutto pronto per la mobilitazione generale contro la cosiddetta e famigerata “buona scuola”, uno sciopero che si presenta sempre più come un atto di protesta contro l’operato del governo Renzi tout-court, considerata la compattezza del fronte sindacale e non solo. Già, perché questa volta a dire no a un ddl di Riforma con molti aspetti inquietanti è il “popolo della scuola” nell’accezione più ampia e trasversale del termine. Ditelo all’organizzazione “La vera scuola gessetti rotti” per credere: un movimento nato su Fb, cresciuto di giorno in giorno ad opera di insegnanti, operatori scolastici e genitori di tutt’Italia. Una piccola grande “folla” cresciuta a tal punto da presentarsi  con le proprie insegne e con i propri striscioni a manifestare e a dimostrare che la vera scuola è patrimonio anzitutto di chi la vive e la ama, al di fuori dei vecchi steccati sindacali e ideologici. Anzi, molti di loro sostengono a chiare lettere di non riconoscersi nelle vecchie logiche. Non a caso il 5 maggio saranno davanti alla Basilica Santa Maria degli Angeli (piazza della Repubblica) alle 9,30 con i loro striscioni ma soprattutto con le loro proposte.

 “Gessetti rotti”: un fronte libero cresciuto su Fb

Basta andare sulla pagina Fb del gruppo per capire che saranno in tanti a giungere da tutta Italia. Del resto, in poco tempo hanno raggiunto un gran record con la raccolta di quasi 100mile firme ( molte già consegnate a Mattarella) con una petizione lanciata online che chiede di rivedere tantissimi aspetti che rendono questa pseuroriforma un’occasione persa per cambiare veramente in maniera strutturale e qualitativa: in primis la questione della chiamata diretta del preside, che rende la scuola meno meritocratica e molto più “discrezionale”. I presidi somiglieranno molto più a dei “podestà”, dicono in molti, che a una figura affidabile e garante della trasparenza delle scelte, se il ddl passerà così com’è. Si intravede, tra l’altro, un profilo di incostituzionalità nel ddl, in violazione dell’artico 33 della Costituzione sulla libertà d’insegnamento, che infatti, implica un’autonomia didattica e metodologica che non potrebbe essere più garantita nel momento in cui si aumentasse la discrezionalità del Dirigente Scolastico fino al punto di consentirgli la selezione della sua “squadra”. Renzi, che sta cercando di annullare il ruolo dei sindacati, rischia invece di doversela vedere con un fronte ben più ampio e capillare. Almeno lo speriamo, al di là dei “numeri” che lo sciopero sortirà. Da notare che sia il premier sia i media su questo sciopero hanno messo la sordina e anche sul fenomeno dei “gessetti rotti” si è sorvolato anche da parte di chi, solitamente, è molto attento ai movimenti di opinione che nascono sui social forum.

Renzi teme lo sciopero

Tutto lascia presupporre che Renzi tema questa fibrillazione nel mondo della scuola proprio perché non può svillaneggiare sindacati e partiti come fa di solito.  Il premier teme questo sciopero, scrive nel blog su Metro uno degli ideatori e “anima” della mobilitazione “gessetti rotti”, Tony Saccucci, professore e scrittore, autore di molti libri, che – insieme a Salvo Amato – si è fatto promotore di varie iniziative di cui sta rendendo conto giornalmente sul suo profilo Fb e su vari blog.  La sua pagina Fb è in fibrilazione e sul suo esempio altre stanno crescendo. Il premier – che è un politico molto “social” – certamente non ignora i movimenti che vengono dalla rete, ha fatto di tutto fin’ora per ignorateli, ma dopo essere stato contestato a Bologna ha vacillato un po’ e dopo la  strafottenza  (non ci faremo intimiderire da tre fischi, andremo avanti) è stato indotto a più miti consigli, con timide aperture su fronte dei precari e su altre questioni. «Ha rallentato la corsa. Ha invitato a riflettere per fermarsi a riflettere», leggiamo in un intervento di Saccucci e Amato su Fb. “Sul testo siamo aperti. Abbiamo già stralciato la riorganizzazione degli organi e anzi daremo più ruolo ai consigli d’istituto”, ha dichiarato Renzi. «Tutti commentano le sue parole ma pochi hanno capito quanto effettivamente ha paura,  scrivono i docenti. «Sono proprio quelle due parole, “già” e “anzi”, che tradiscono il suo stato d’animo. Abbiamo già cambiato; anzi, di più, concediamo di più, sembra dire. Ma vi prego non scioperate in tanti, non scioperate tutti, implora». Ecco perché occorre essere in piazza, contro una riforma che non lo è, ma soprattutto contro un metodo, che se può andar bene – si fa per dire- per l’Italicum, è inaccettabie per la scuola.