Il Vaticano riconosce lo Stato della Palestina. La “delusione” di Israele

Pochi giorni prima dell’incontro a Roma tra Papa Francesco e il presidente palestinese Abu Mazen, il Vaticano riconosce lo Stato della Palestina, nominandolo per la prima volta in un trattato bilaterale. Israele si dice «deluso». Il portavoce del ministero degli Esteri precisa, infatti, che questa decisione non «contribuisce a riportare i palestinesi al tavolo delle trattative» per la pace.

 Vaticano, con l’intesa nuovo “riconoscimento” dello Stato della Palestina

La Commissione bilaterale ha concluso il suo lavoro, ha spiegato padre Federico Lombardi, «c’è un testo che verrà presentato alle autorità e sarà stabilita la data della firma». Il raggiungimento dell’intesa sul testo dell’accordo globale tra le parti costituisce un ulteriore riconoscimento da parte vaticana verso lo Stato di Palestina, che è comunque “in continuità” con quanto la Santa Sede affermò già il 29 novembre 2012, al momento della risoluzione Onu che riconosceva la Palestina quale Stato osservatore non membro delle Nazioni Unite.  «Lo stesso giorno – ricorda sull’Osservatore Romano monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario vaticano per i Rapporti con gli Stati – la Santa Sede, che ha anch’essa lo status di osservatore presso l’Onu, ha pubblicato una dichiarazione. Questa ha accolto con favore il risultato della votazione, inquadrata nei tentativi di dare una soluzione definitiva, con il sostegno della comunità internazionale, alla questione già affrontata con la risoluzione 181 del 29 novembre 1947 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la quale prevedeva la creazione di due Stati, di cui finora uno solo ha visto la luce. Si segnalava, inoltre – spiega ancora Camilleri – che si poteva rispondere adeguatamente ai problemi esistenti nella regione solo impegnandosi effettivamente a costruire la pace e la stabilità nella giustizia e nel rispetto delle legittime aspirazioni, tanto degli israeliani quanto dei palestinesi, con la ripresa in buona fede dei negoziati. Il riferimento allo Stato di Palestina e quanto affermato nell’accordo sono dunque in continuità con quella che è stata allora la posizione della Santa Sede».

I rapporti ufficiali tra Santa Sede e Olp risalgono  al 1994

L’intesa, puntualizza ancora monsignor Antoine Camilleri, «è frutto dell’accordo base tra la Santa Sede e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), firmato il 15 febbraio 2000. I rapporti ufficiali tra la Santa Sede e l’Olp furono stabiliti il 26 ottobre 1994 e in seguito fu costituita una commissione bilaterale permanente di lavoro che portò avanti i negoziati per l’accordo del 2000». Esso «elenca tra l’altro diverse questioni riguardanti la vita della Chiesa e altre materie di comune interesse». Nell’accordo base era previsto che la commissione proseguisse i suoi lavori e proponesse il modo di sviluppare i temi affrontati, «compito che è stato svolto con continuità solo dopo il pellegrinaggio di Benedetto XVI in terra Santa nel 2009». I negoziati ripresi nel 2010 hanno quindi portato all’elaborazione dell’accordo attuale, che ha come scopo di completare quello firmato nel 2000.

Il testo dell’accordo

Il testo ha un preambolo e un primo capitolo sui principi e le norme fondamentali che sono la cornice in cui si svolge la collaborazione tra le parti. «In essi si esprime, ad esempio, l’auspicio per una soluzione della questione palestinese e del conflitto tra israeliani e palestinesi nell’ambito della Two-State Solution e delle risoluzioni della comunità internazionale, rinviando a un’intesa tra le parti», fa sapere il capo delegazione vaticano. Segue un secondo importante capitolo sulla libertà religiosa e di coscienza, «molto elaborato e dettagliato». Ci sono poi altri capitoli su diversi aspetti della vita e dell’attività della Chiesa nei Territori palestinesi: la sua libertà di azione, il suo personale e la sua giurisdizione, lo statuto personale, i luoghi di culto, l’attività sociale e caritativa, i mezzi di comunicazione sociale. Un capitolo è infine dedicato alle questioni fiscali e di proprietà.