«Touil è colpevole», Tunisi conferma: lo incastrano anche i complici

È lui, non c’è errore di persona. È Touil il marocchino ricercato: le autorità tunisisne ne sono certe. Meglio ancora: più che certe. Il ragazzo sospettato di aver avuto un ruolo strategico importante nell’attentato al Museo del Bardo, di essere uno dei terroristi responsabili di quella mattanza in cui morirono 23 persone, tra cui 4 turisti italiani, è proprio il giovane fermato dalla Digos: e a confermarlo, una volta di più in queste ore, è Mohamed Ali Aroui, portavoce del ministro dell’Interno tunisino, oltre che celebre investigatore – il più famoso in patria – ed ex fiore all’occhiello della squadra investigativa speciale della polizia di Tunisi.

Touil, la Tunisia conferma: è lui il nostro ricercato

E così, mentre a casa nostra le incertezze e i dubbi in merito ad un errore di persona hanno messo in discussione dal primo istante l’attendibilità delle informazioni che arrivavano da Tunisi e il conseguente arresto del ventiduenne marocchino, dal ministero dell’Interno tunisino tornano a rassicurare su indicazioni e operato, sgomberando il campo da polemiche e recriminazioni: «Ne siamo certi perché abbiamo un’infinità di prove», ha dichiarato a Repubblica il funzionario degli Interni e protavoce del ministro tunisino, Mohamed Ali Aroui, che si è dichiarato con fermezza e determinazione ancora una volta assolutamente certo della colpevolezza di Abdel Majid Touil. Una sicurezza, la sua, che trapela dalle affermazioni nette delle repliche alle domande dell’intervistatore e forse, ancor di più, dalle risposte negate.

«Lo incastrano anche i suoi complici»

Dunque, al fatidico interrogativo su come abbiano fatto a scoprirlo, ec su quali elementi gli investigatori tunisini poggino l’incrollabile certezza dell’identificazione e dell’arresto del ricercato giusto, Aroui ha replicato senza possibilità di equivoci o di interpretazioni multiple: «Sono stati gli altri arrestati a parlare di lui e di un altro marocchino. I marocchini erano in due: uno è lui e l’abbiamo arrestato, l’altro è ricercato». E se sul secondo uomo ancora in fuga il portavoce del ministero dell’Interno di Tunisi evita di rispondere e di fornire ulteriori ragguagli – tanto che alla domanda se anche il secondo terrorista può essere in Italia, Aroui replica semplicemente con un lapidario «è ricercato» – su Touil non ci sono smentite, ha spiegato invece il funzionario tunisino: «Si trovava con sicurezza a Tunisi dall’inizio di febbraio, e ha lasciato il Paese per andare in Libia, da dove poi è salito sul barcone che lo ha portato in Italia». Infine, sul ruolo che il ragazzo marocchino arrestato su richiesta della Procura di Tunisi avrebbe avuto nella vicenda del Bardo, Aroui si limita a liquidare la questione con un secco: «Un ruolo importante relativo alla logistica. Al momento non posso dire di più». «Una rilevante partecipazione indiretta», ha chiosato infine il funzionario, facendo crollare validità e attendibilità di alibi, testimonianze e dichiarazioni, che da noi hanno messo in dubbio e criticato dal primo istante l’identificazione e l’arresto del sospetto.