Il terrorista arrestato a Milano? Era tra i “migranti” soccorsi a Lampedusa

Il terrorista arrestato oggi a Milano era arrivato in Italia, al largo delle coste di Lampedusa, all’inizio dell’anno su un barcone partito dalla Tunisia. «Un pericolo che la Lega denunciava da tempo. Alfano dimettiti», attacca il leader della Lega Matteo Salvini su Facebook. «È allucinante, questo governo invece di difenderci dai tagliagole ha trasformato l’Italia in una passarella utile per i terroristi. Il ministro Angelino Alfano o è complice o incapace. Deve andare a casa». Lo dichiara la deputata di Forza Italia Daniela Santanchè. Ma Alfano (lo stesso che garantiva fino a pochi giorni fa: «Sui barconi non ci sono terroristi») addirittura ha di che esultare: «Ancora una volta siamo stati più forti noi, più forte lo Stato. L’eccellente lavoro delle Forze di Polizia, infatti, ha consentito l’arresto di un marocchino sospettato di essere coinvolto nella strage del Bardo a Tunisi». Il ministro dell’Interno Alfano garantisce pure che «l’allerta è altissima e il nostro sistema di controllo lo ha dimostrato». La vice capogruppo di Forza Italia alla Camera Mariastella Gelmini evidenzia invece i punti deboli della questione: «L’uomo arrestato questa mattina non ha scelto di fuggire in un’area controllata dall’Isis, ma in Italia, e in particolare a Milano. Che l’Italia fosse esposta al rischio di infiltrazioni terroristiche è noto da tempo. I barconi dei profughi sono il veicolo più facile per l’ingresso dei terroristi nel nostro Paese: le nostre frontiere sono percepite all’estero come deboli e facilmente attraversabili. Oggi i veri confini d’Europa, quelli dove si fanno le cose sul serio, sono quello francese, svizzero, austriaco e sloveno: questa è l’idea che circola nel mondo, inutile nascondercelo. E questo anche grazie ad una certa ideologia delle porte aperte, che chiude gli occhi sull’evidenza.

Dalla strage di Tunisi a Lampedusa

Il marocchino arrestato nel Milanese per la strage del bardo a Tunisi, dopo essere sbarcato il 17 febbraio scorso sulle coste siciliane, aveva ricevuto un’ordine di espulsione. È questa l’unica traccia del presunto terrorista in Italia. Secondo le accuse e la ricostruzione degli investigatori Touil Abdelmajid sarebbe poi tornato nel proprio Paese per compiere l’attentato del 18 marzo. Il 22enne è stato preso in un appartamento di in una palazzina in via Pitagora, a Gaggiano (Milano) che condivideva con madre e due fratelli. Il giovane è ritenuto responsabile della pianificazione e dell’esecuzione materiale della strage al museo del Bardo a Tunisi, costato la vita a 24 persone.