Terni, porta il crocifisso. Il compagno di classe africano la prende a pugni

Aggredita da un compagno di classe perché aveva una collanina con un crocifisso: è quanto accaduto, all’uscita di una scuola media di Terni, a una dodicenne del posto, rimasta ferita. La ragazza ha riportato una contusione toracica giudicata guaribile in 20 giorni dopo essere stata visitata al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria.

Prima gli insulti per il Crocifisso, poi l’aggressione

Nei confronti del coetaneo, di origine africana – riferiscono i carabinieri – non sono stati presi provvedimenti da parte dei militari in quanto non imputabile. La dodicenne sarebbe stata colpita dal ragazzo alle spalle da un colpo violento (l’episodio è avvenuto ieri). E’ stata la madre della studentessa a bloccare il giovane, che ha poi riferito ai militari di avere compiuto il gesto a causa del crocifisso. All’uscita dalla scuola il giovane, in base a quanto riferito, prima di sferrare un pugno alla schiena della compagna di classe, le avrebbe urlato alcune frasi di minaccia, anche di morte, dicendole che il crocifisso gli dava fastidio e non lo doveva portare. Secondo quanto la dodicenne ha raccontato ai carabinieri, il coetaneo – che aveva iniziato a frequentare la scuola una ventina di giorni fa – già nei tre o quattro giorni precedenti l’aveva presa di mira, con insulti e altre aggressioni, sempre per via del crocifisso.

I carabinieri confermano: aggressione per motivi religiosi

I carabinieri confermano che l’aggressione è avvenuta per motivi religiosi. Non è stata comunque presentata ancora alcuna denuncia formale da parte dei genitori della ragazzina. Quest’ultima è ancora scioccata per l’accaduto e avrebbe paura di tornare a scuola. Il primo a commentare l’accaduto è stato Matteo Salvini che ha scritto su Fb: rispedire al suo paese il ragazzino con i suoi parenti. L’odio del ragazzino è al centro del commento di Giorgia Meloni: “Sono questi gli episodi che ci fanno comprendere quanto odio venga trasmesso anche ai più piccoli. A casa nostra neanche i nostri figli sono più al sicuro rispetto all’intolleranza di chi pensa di venire in Italia e imporci la propria ideologia”.